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Balducci, dopo Pasqua comincia la mobilitazione

di Luca Signorini
Balducci, dopo Pasqua comincia la mobilitazione

Martedì mattina presidio dei dipendenti e giovedì tavolo di confronto in Regione. Il sindaco di Pieve: «Dall’azienda una semplice lettera per annunciare la chiusura»

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PIEVE A NIEVOLE. Inizia martedì 29 marzo la mobilitazione dei 45 dipendenti della Balducci Spa che nei giorni scorsi hanno ricevuto una lettera dalla direzione dell'azienda con la comunicazione della chiusura dell'attività produttiva e l'attivazione della procedura di mobilità collettiva. Dalle 10 alle 12 si terrà il primo presidio davanti ai cancelli sbarrati dello stabilimento di via del Melo. Un sit-in indetto dalle sigle sindacali, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che, scrivono in una nota, «non ci arrendiamo alla fatalità, oggi comincia una nuova battaglia, la battaglia per il lavoro, la battaglia per la dignità. Occorre il sostegno e la partecipazione di tutti a partire dalle istituzioni che siamo certi non mancherà».

E proprio sul fronte delle istituzioni, queste hanno fatto già il primo passo nel tentativo, forse un po' tardivo, di trovare una soluzione alla crisi della storica impresa di calzature per bambini: è convocato infatti per giovedì 31 marzo un tavolo di confronto a Palazzo Strozzi Sacrati, in piazza Duomo a Firenze, sede del consiglio regionale. Alla riunione parteciperanno l'assessore toscano al lavoro, Gianfranco Simoncini, il presidente della Provincia di Pistoia, Rinaldo Vanni, e il sindaco di Pieve a Nievole, Gilda Diolaiuti, oltre ai rappresentanti sindacali.

«Personalmente sono rammaricata per la modalità utilizzata nel comunicare la cessazione dell'attività - dice il sindaco Diolaiuti - anche a me è arrivata una lettera nel momento stesso in cui sono stati informati i lavoratori: credo si sia perso un po' di classe, di umanità e di rispetto verso i propri dipendenti, qualità invece caratteristiche dei vecchi imprenditori. Comunque adesso aprire insieme alla Regione l'unità di crisi, perché siamo molto preoccupati soprattutto per il futuro di queste famiglie. La Balducci è disponibile a cedere l'azienda e il marchio: nel momento in cui qualche imprenditore fosse interessato a rilevare la realtà produttiva cesserebbe anche la procedura di mobilità. Certo che però la chiusura definitiva è stata per noi un fulmine a ciel sereno: nella discussione avuta qualche mese fa la direzione sembrava diversa. E poi nel regolamento urbanistico in vigore c'è la possibilità di convertire tutta l'area di via del Melo da polo industriale a commerciale, interamente dedicato alla moda per i più piccoli: l'ipotesi fu ventilata dalla stessa Balducci qualche anno fa, ma non se n'è fatto di niente».

Sullo stop ai macchinari di un’industria con 82 anni di storia interviene anche Patrizio La Pietra, di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, che attacca politica e sindacati: «Il teatrino della politica si rimette in moto. Le istituzioni sono state allertate, i sindacati coinvolti. Ma fino ad ora dov'erano? Questi signori sono consapevoli in che modo sono costrette a operare le nostre aziende? C'è un costo del lavoro altissimo, elevata tassazione, inutile burocrazia, sistema bancario che finanzia solo se stesso. La situazione della Balducci nasce nel tempo e tutto il comparto calzaturiero della Valdinievole soffre da anni».

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