Il Tirreno

Montecatini

Assegni cabrio e false società: nove arresti

di Luca Tronchetti

L’organizzazione lucchese-pistoiese acquistava merce varia senza pagarla e la rivendeva poi sul mercato nero

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Truffatori di professione. Capaci da almeno 4 anni di mettere in piedi società «schermo» acquistando merci per centinaia di migliaia di euro e raggirando un centinaio di ditte in mezz’Italia. In che modo? Contattando imprese, anche e soprattutto on line, per acquistare merce di varia natura pagando con assegni posdatati a 30-60-90 giorni che alle scadenze risultavano sistematicamente non pagabili per difetto di provvista o per firma falsa. Nel frattempo la merce comprata era già stata rivenduta a prezzo di realizzo ad ignari acquirenti che non conoscevano la provenienza di quella provvista o sul mercato nero. E quando il «giochino» stava per essere scoperto l’organizzazione chiudeva la ditta lasciandola fallire e ne riapriva un’altra con diversa sede e ragione sociale. Un’indagine iniziata nel 2012 e conclusa ieri con perquisizioni a Lucca, Pistoia, Pisa, Prato, Cagliari e Brescia e nove arresti sulle undici richieste di custodia cautelare della procura (sostituto Aldo Ingangi) che nel luglio scorso aveva depositato gli atti su un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa che comprendeva i reati di bancarotta fraudolenta, ricettazione e riciclaggio.

In carcere. Dietro le sbarre sono finiti Andrea Buondestino, 74 anni, di Salerno, residente nel pistoiese, ritenuto ideatore, finanziatore e promotore dell’associazione con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso che operava dietro le quinte perché impossibilitato in seguito ad una condanna ricevuta a svolgere attività commerciale. L’altra «mente» è Daniele Torracchi, 50 anni, procacciatore d’affari e amministratore di fatto delle 4-5 società poi dichiarate fallite o cessate che per talune operazioni si faceva chiamare Luca Morini. Già denunciato per una maxi truffa da 250mila euro ai danni di una cinquantina d’aziende. Nei suoi confronti l’ex questore di Lucca, Claudio Cracovia, adottò la misura di prevenzione dell’avviso orale. Ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per Moreno Giovanni Mazzei, 59 anni, lucchese, amministratore dei contratti bancari e degli assegni da utilizzare in pagamento verso gli ignari fornitori dopo la denuncia preventiva di smarrimento dei relativi carnet. In cella è finita anche un’altra vecchia conoscenza della procura: Carlo Barbieri, 71 anni, residente a Pisa e originario di San Miniato, finito agli arresti domiciliari nelle vesti di amministratore effettivo della BluPaint srl, azienda del settore cantieristico e nautico, per una truffa alla Regione in relazione ai danni dell’alluvione del 2009. Barbieri è finito in carcere assieme a Fermo Osvaldo Mappelli, 68 anni, residente a Brescia, domiciliato a Roma e che si faceva chiamare geometra Capelli in quanto entrambi avrebbero fornito supporto logistico mettendo a disposizione i magazzini dove veniva stoccata la merce.

Ai domiciliari. Il nome più noto finito agli arresti domiciliari è quello di Sergio Cerasa, 79 anni, titolare della Cerasa Group di Capannori. Nella sua cassaforte la squadra Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino ha recuperato e sequestrato banconote e assegni per 250mila euro ritenute provento dell’attività illecita dell’organizzazione. Domiciliari anche per la segretaria delle varie società succedute, Ombretta Guidi, 48 anni, nata a Monza e residente nel pistoiese, per l’incaricato di curare i contatti commerciali, le trattative e gli ordinativi Giovanni Venturi, 52 anni, di Lucca e Alfonso Giuseppe Scarpa, 57 anni, nato a Livorno, ma residente a Gottolengo nel bresciano, e dirigente della ditta Pelikan.

Le società di facciata. All’inizio fondano la Resin Art, settore cantieristica navale, con sede a Coselli. Poi, alle prime contestazioni, la sede si sposta a S. Maria a Monte cambiando denominazione e diventando «Daga srl». Nel tempo si passa dalla «Iniziative Globali srl»alla «Arte & Giardino» con sede a Lappato sino alla «DaTor» con sede ad Uzzano. Tutte costituite con un’unico obiettivo: perpetrare truffe.

Casi limite. La merce appena stoccata veniva rivenduta a soggetti incaricati di piazzarla sul mercato nero talora a metà prezzo. Una fornitura di parquet venne acquistata a 58 euro al metro e ceduta al prezzo di 28, 60 botti di rovere furono comprate da una ditta di Conegliano (parte lesa) a 600 euro e rivendute a circa la metà.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa