Il Tirreno

Montecatini

Il saluto all’artigiano della pace portato dai suoi giovani calciatori

Roberto Grazzini
I giovani calciatori del Montecatinimurialdo accanto al feretro di Marco Ferretti (Foto Nucci)
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I giovani calciatori del Montecatinimurialdo accanto al feretro di Marco Ferretti (Foto Nucci)

I funerali di Marco Ferretti nella chiesa del Corpus Domini a Montecatini

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MONTECATINI. «Un saluto speciale a un ragazzo speciale, artigiano della pace». Queste semplici ma significativa parole le ha scelte don Pietro, parroco del Corpus Domini, per commemorare la figura di Marco Ferretti, nella cerimonia funebre celebrata martedì 15 marzo nella gremita chiesa di via Marruota. Quella stessa chiesa nella quale Marco aveva preso in sposa Valeria, pochi anni orsono, nella parrocchia dove svolgeva l'attività di istruttore dei Pulcini del Montecatinimurialdo. Proprio loro, con le divise blu e gli occhi gonfi di pianto, schierati sotto l'effige di San Giuseppe col bambin Gesù tra le mani, vegliavano il feretro assieme a tutto lo staff tecnico e dirigenziale del sodalizio montecatinese.

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Quindi Don Pietro ha evidenziato come i giornali e i social avessero dato risalto alla figura di «un allenatore serio, preparato, generoso, che tutte le società vorrebbero avere, e un amico da tenere caro per mille altri motivi». Chiudendo con le parole di Sant’Agostino che alla morte della madre dice al Signore: «Non ti chiedo perché me l'hai tolta ma ti ringrazio per avermela data».

Ed è questo il messaggio forte che si percepiva fuori e dentro la chiesa, l'enorme privilegio di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere Marco. Una cerimonia lunga e struggente, come se nessuno volesse far andar via la bara dalla navata, chiusa dalla lettura di tre lettere significative. A cominciare dalla voce rotta dall’emozione del presidente Massimiliano Potenza che ha voluto mettere l'accento su un tecnico che metteva davanti ai risultati il divertimento e la gioia dei suoi bambini. A seguire il saluto degli amici coi quali Marco è cresciuto e ha fondato la formazione amatoriale del Solve et Repete e quello dei colleghi di lavoro.

«Ci sembra ancora di sentirla la tua voce roca da telecronista – ha detto Giuseppe, il “poeta” della Verinlegno, ditta dove Marco lavorava – perché non sei troppo lontano, sei semplicemente dall'altra parte della strada».

E infine il feretro che esce dalla chiesa, accompagnato dall'applauso dei presenti, stretti attorno ai genitori, alla sorella ed alla moglie. Ciao, mister dal cuore d'oro.

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