La manifestazione
Il calcio si ferma per l’ultimo saluto a Marco
Al Corpus Domini le esequie dell’allenatore del Montecatinimurialdo. Donati gli organi
MONTECATINI. Il calcio giovanile si ferma per dare l'ultimo saluto a Marco Ferretti, da molte stagioni apprezzato istruttore dei Pulcini 2008 del Montecatinimurialdo, che domenica mattina, 13 marzo, è venuto a mancare per un malore improvviso a soli 46 anni, poco prima di una partita di campionato.
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La società rossoblù per l'intera giornata di lunedì 14 ha fermato tutta l'attività, allenamenti e partite, in segno di rispetto verso un uomo che ogni società vorrebbe nel proprio staff per serietà, preparazione e generosità, e che ogni persona vorrebbe come amico per altri mille validi motivi.
A proposito di amore verso il prossimo, l'ultimo atto terreno di Marco è stato la donazione degli organi, per sua volontà e per quella dei familiari.
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Da lunedì la salma si trova nella struttura della Misericordia di Pieve a Nievole dove sarà esposta fino a martedì pomeriggio, 15 marzo, in quanto alle 15,30 è prevista la cerimonia funebre alla chiesa del Corpus Domini di via Marruota, accanto ai campi dove questo giovane tecnico con tanta pazienza e immensa passione ha allenato diverse generazioni di calciatori in erba. Nessun pallone rimbalzerà ma i suoi allievi, di adesso e di un tempo, saranno tutti lui, come tutti i dirigenti del Montecatinimurialdo e gli altri giocatori delle squadre più grandi, stretti intorno alla famiglia in questo terribile momento. Nel prossimo week end la società ha fatto richiesta di giocare col lutto al braccio e di far osservare un minuto di raccoglimento prima delle gare del Montecatinimurialdo.
Già da domenica sera, si sono ripetute le manifestazioni di cordoglio ed affetto con l'abitazione della moglie Valeria a Monsummano e la casa dei genitori di via Montebello a Montecatini, assediata dal folto gruppo di amici coi quali Marco era cresciuto, come ci spiega il papà Graziano, grande tifoso del Montecatini, devastato dal dolore ma allo stesso tempo commosso per quanto suo figlio ha saputo farsi amare.
«Ad un certo punto – dice, trattenendo a stento le lacrime – avevo 40 giovanotti intorno al tavolo, i suoi amici del cuore, ognuno dei quali mi raccontava un aneddoto di vita vissuta, un episodio particolare. Mai una parola fuori posto, mai uno screzio neppure sul lavoro (era un apprezzato dipendente della Verinlegno, ndr). Nella sua breve vita mio figlio ha davvero lasciato il segno e di ciò posso andare fiero. Vorrei inoltre fare un ringraziamento ai medici ed ai paramedici che lo hanno assistito con grande umanità. Purtroppo non c'è stato niente da fare».
Quel sorriso gioviale mancherà a tutti.
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