Il dolore
«Sindaco e gruppo mi hanno fatto fuori senza dirmi nulla»
Intervista con Matteo Venturini estromesso dalla carica di vicesindaco di Lamporecchio. «Sorpreso e dispiaciuto»
LAMPORECCHIO. Risale a pochi giorni fa la firma del decreto con cui il sindaco Alessio Torrigiani ha revocato Matteo Venturini dall’incarico di assessore e vicesindaco. La motivazione - cessazione del rapporto fiduciario - resa nota dal primo cittadino per spiegare il suo atto non ha però convinto tutti, sollevando anzi discussioni e polemiche. E per avere maggiori chiarimenti, abbiamo incontrato nella sua casa, in cui sta trascorrendo la convalescenza dopo un intervento chirurgico, Matteo Venturini, l’altro protagonista di questa vicenda.
Venturini, perché il sindaco le ha revocato le deleghe?
«Le motivazioni espresse lasciano spazio a interpretazioni di ogni genere. Revocare un incarico perché è venuta meno la fiducia rappresenta una decisione molto rilevante. Non mi è chiaro se si tratti di incompatibilità con Torrigiani nel portare avanti il programma elettorale, oppure di difficoltà di altro tipo che poco hanno a che vedere con l’interesse generale dei cittadini».
Avrà avuto, comunque, in precedenza sentore di ciò che sarebbe poi accaduto.
«Non posso che dichiararmi sorpreso e dispiaciuto per il metodo poco discreto e trasparente con il quale il primo cittadino è arrivato a questa conclusione. Il 23 dicembre, infatti, si è svolta una giunta politica e, in quell’occasione, non sono stati manifestati problemi riguardo alla fiducia nei miei confronti. Né tantomeno sono emerse divergenze amministrative, anzi. Nell’ottica di una riorganizzazione delle deleghe, il sindaco mi comunicò che avrei mantenuto quelle al bilancio e ai lavori pubblici per poter operare in modo ancor più incisivo. Attribuì, infine, in maniera definitiva le deleghe alla polizia municipale, tributi ed edilizia scolastica agli altri assessori, mantenendo a sé quella al commercio».
Secondo quello che dice, a fine dicembre Torrigiani non aveva espresso la volontà di revocarle l’incarico. E allora cosa è accaduto dopo?
«A metà gennaio ho comunicato al sindaco l’imminenza del mio ricovero e lui stesso mi ha esortato ad anteporre la salute all’impegno in Comune. Da questo momento in poi, però, vuoto totale. In un mese di ospedale ed uno di convalescenza, non ho ricevuto nessuna visita o chiamata dal sindaco che, invece, ha inviato una serie di comunicazioni ufficiali protocollate, con le quali manifestava la sua intenzione a procedere, in tempi rapidi, alla revoca delle mie deleghe».
Che ruolo hanno avuto il partito e il gruppo consiliare di maggioranza?
«Per decidere la revoca del mio incarico, il sindaco ha coinvolto anche il gruppo consiliare, che lo ha sostenuto in maniera unanime, dopo “aver riportato e approfondito gli umori dei cittadini rispetto all’argomento”, senza darmene però alcuna informazione. Ricordo, però, che il 31 ottobre il capogruppo Cristina Volpi e il segretario del Pd Simone Innocenti, in risposta ad attacchi esterni rivolti alla giunta, hanno dichiarato che non esistevano problemi ed hanno anzi riconfermato la fiducia e l’apprezzamento nei confronti di tutti i suoi membri, ritenendo “chiacchiere da bar” le problematiche esaminate. Non riesco a capire come mai queste "chiacchiere" siano diventate importanti soltanto dopo il mio ricovero. Che cosa sarà mai successo nel mese in cui ero all’ospedale? Il partito, per voce del suo segretario, non ha però sollevato una nuova questione, come già era avvenuto ad ottobre, tanto da far apparire la situazione politicamente non rilevante. Anche se, evidentemente, una rilevanza vi era, dal momento che sono stato revocato da ogni incarico. A questo punto, l’unico aspetto rilevante è che non vengano travisati l’onestà e la trasparenza del lavoro da me svolto in questi anni».
Martina Trivigno
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