Sicurezza
Diolaiuti: «Per quella residenza abbiamo le mani legate»
La sindaca di Pieve a Nievole illustra il rischio che corre la famiglia della donna se ottiene la residenza col padre malato che vive in una casa popolare
PIEVE A NIEVOLE. Se prende la residenza in casa del padre malato ottiene l’aspettativa per gravi motivi familiari ma suo padre perde il diritto di assegnazione della casa popolare; se non prende la residenza non può ottenere l’aspettativa dal lavoro ma suo padre ha salva la casa. Sono due leggi che non si conciliano quelle che impediscono a Stefania, che vive e lavora a Borgo a Buggiano di ottenere il congedo familiare per andare ad assistere il padre che vive a Pieve a Nievole.
«Abbiamo cercato in tutti i modi di andare incontro alle esigenze di questa famiglia - dice Gilda Diolaiuti, sindaca di Pieve a Nievole - Purtroppo i tecnici del Comune e quelli di Spes hanno verificato le normative vigenti e constatato che nel concedere la residenza, la famiglia poi perderebbe la casa. La Spes ha espresso parere favorevole all’ospitalità della donna presso l’abitazione del padre ma, se la figlia ottiene la residenza, allora scatta il provvedimento per revocare la casa popolare».
«Perché questo? - continua la sindaca Diolaiuti - Perché la signora è proprietaria di un diritto reale sulla casa del coniuge e quindi se prende la residenza in casa del padre comporterebbe per la stessa “un diritto di uso di due abitazioni, quella di residenza e quella coniugale - si legge nella nota della Spes - e poichè alle famiglie che abitano negli alloggi Erp è precluso il possesso di diritti di proprietà usufrutto ed anche di solo uso ed abitazione di unità immobiliari ad uso abitativo la presenza della figlia causerebbe la decadenza dell'assegnazione della famiglia”. Non ci sono alternative».
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