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L’imprenditore non risponde al giudice

L’imprenditore non risponde al giudice

Contrabbando di carburanti: interrogatorio in carcere per Massimo Angeli. Intanto l’azienda continua a funzionare a pieno ritmo

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MONTECATINI. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Massimo Angeli, l’imprenditore di Buggiano finito in carcere venerdì 29 febbraio a conclusione dell’inchiesta “Macchia d’olio” su un ingente contrabbando di carburanti. Associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione del pagamento dell’accisa su prodotti energetici: questa l’accusa formalizzata dal pm Claudio Curreli in base agli elementi raccolti dagli investigatori della Guardia di Finanza di Montecatini.

Oltre al 48enne imprenditore interrogato ieri dal giudice delle indagini preliminari, gli arresti (domiciliari) sono scattati anche per il fratello Marco, 53 anni, residente a Montecarlo di Lucca, titolare insieme a lui della "Angeli Petroli srl", che ha sede a Castellare di Pescia, in via Romana, a cui sono collegati alcuni distributori di carburante cosiddetti "bianchi", quelli cioè senza marchio in cui i prezzi sono solitamente inferiori a quelli praticati dalla concorrenza.

Azienda che è tuttora perfettamente operativa, anche dal punto di vista della liquidità. La procura infatti ha disposto il sequestro preventivo ai fini della confisca solo di uno dei conti correnti riferibili alla società, e soltanto per un importo di 802.800 euro, l’equivalente cioè di quanto in base ai calcoli fatti lo Stato è creditore in virtù delle imposte non riscosse. Gli unici altri sequestri hanno riguardato 10 autocisterne e 6 motrici.

Nell’arco di questa settimana il gip del tribunale provvederà ad interrogare sia Marco Angeli che gli altri due indagati (22 in tutto) finiti agli arresti domiciliari: Renato Benedetti, 49 anni, residente a Lucca, ritenuto dagli inquirenti il coordinatore degli autotrasportatori utilizzati per il traffico di carburanti, e Roberto Gilberti, 31 anni, residente a Napoli, titolare della società fittizia, con sede legale a Pisa, creata con lo scopo di ripulire con documentazione falsa i prodotti petroliferi arrivati da una raffineria in Slovenia, facendoli così apparire come legalmente importati in Italia.

In realtà, i prodotti petroliferi, trasportati anche a bordo di "normali" tir telonati stipati di grossi contenitori, finivano direttamente agli acquirenti. Che così potevano rivendere a prezzi estremamente concorrenziali quei carburanti comprati a basso costo perché esentasse.

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