Sicurezza
Contrabbando di carburante: 4 arresti
In carcere imprenditore di Buggiano, ai domiciliari il fratello. Sequestrata dalla Finanza parte della loro azienda di Pescia
MONTECATINI. Il meccanismo per importare il carburante di contrabbando direttamente da quella raffineria in Slovenia era collaudato quanto semplice. A “ripulire” la merce ci pensavano due aziende fittizie, esistenti in pratica solo sulla carta, che, creando la necessaria documentazione, la facevano apparire come legalmente importata. In realtà, i prodotti petroliferi, trasportati anche a bordo di “normali” tir telonati stipati di grossi contenitori, finivano direttamente agli acquirenti. Che così potevano rivendere a prezzi estremamente concorrenziali quei carburanti comprati a basso costo perché esentasse.
Associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione del pagamento dell’accisa su prodotti energetici: è questa l’accusa che ieri ha portato all’arresto, tra la provincia di Pistoia e quella di Lucca, di 4 persone (una in carcere e 3 ai domiciliari con braccialetto elettronico) da parte della Guardia di finanza di Montecatini. Confiscato anche, per un controvalore di 802.800 euro, un deposito di carburanti a Pescia, così come i sigilli sono stati apposti a 10 autocisterne e a 6 motrici. L’operazione delle Fiamme gialle della città termale, definita “Macchia d’olio”, ha coinvolto diverse città della Toscana e della Campania: 22 gli indagati in totale. I finanzieri calcolano che il quantitativo totale di carburanti importati di contrabando negli anni sia di circa 1,3 milioni di litri.
A finire in carcere in seguito all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale Roberto Tredici – su richiesta del pm Claudio Curreli, titolare delle indagini – è stato l’imprenditore Massimo Angeli, 48 anni, residente a Buggiano, mentre il fratello maggiore Marco, 53 anni, residente a Montecarlo di Lucca, è stato messo agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. I due fratelli Angeli sono i titolari della “Angeli Petroli srl”, che ha sede a Castellare di Pescia, in via Romana, a cui sono collegati alcini distributori di carburante cosiddetti “bianchi”, quelli cioè senza marchio in cui i prezzi sono solitamente inferiori a quelli praticati dalla concorrenza.
Agli arresti domiciliari su ordine del giudice delle indagini preliminari di Pistoia sono finiti anche Renato Benedetti, 49 anni, residente a Lucca, ritenuto dagli inquirenti il coordinatore degli autotrasportatori utilizzati per il traffico di carburanti, e Roberto Gilberti, 31 anni, residente a Napoli, titolare della società fittizia, con sede legale a Pisa, creata con lo scopo di ripulire con documentazione falsa i prodotti petroliferi arrivati dalla Slovenia.
Le indagini dei finanzieri della Compagnia di Montecatini erano scattata nel giugno del 2014, quando i militari della città termale avevano sorpreso alcune persone mentre travasavano illegalmente oltre 30.000 litri di olio lubrificante da un’autocisterna slovena all’interno di un’azienda di trasporti di Ponte Buggianese.
Grazie alle intercettazioni telefoniche, ambientali e agli accertamenti bancari, le Fiamme gialle sono riuscite a ricostruire il modus operandi dell’organizzazione a delinquere, che operava tra la Toscana e la Campania. Al centro del meccanismo, la società di intermediazione creata ad hoc, con sede legale nel comune di Pisa, ma di fatto mai realmente attiva: in gergo, una “cartiera”. Suo compito, gestire gli approvvigionamenti tra la raffineria slovena e gli acquirenti italiani, prevalentemente depositi commerciali, distributori stradali e ditte di trasporto. Acquirenti, appunto, secondo la Finanza, come la Angeli Petroli. La frode si completava con l’intervento di un deposito fiscale di Massa Carrara (altra azienda fittizia): i carichi di idrocarburi dalla Slovenia “in sospensione di accisa” passavano in teoria da lì e sulla carta venivano trasformati in prodotti su cui erano già state pagate le imposte da destinare agli acquirenti italiani a un prezzo di acquisto inferiore rispetto a quello normalmente praticato sul mercato.
Parte del prodotto di contrabbando era destinato alla Campania, dove erano “attive” una serie di società fittizie incaricate di “giustificare” la legittima provenienza del carburante attraverso un giro di fatture per operazioni inesistenti.
Poco prima di concludere le investigazione, i finanzieri di Montecatini hanno sequestrato ulteriori 52.000 litri di benzina provenienti dalla Slovenia a bordo di due camion, che stavano per essere commercializzati “al nero” dall’organizzazione.
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