Sicurezza
Centrale elettrica Italia Nostra contro Comune e Provincia
Sul progetto interviene la sezione fiorentina dell’associazione «L’impianto è stato escluso dalla valutazione ambientale»
PESCIA. Perché il progetto relativo alla costruzione di un impianto idroelettrico sul fiume Pescia è stato escluso dal processo di valutazione ambientale? A sollevare la questione, in una lettera al presidente della Provincia di Pistoia e al sindaco di Pescia è Leonardo Rombai, presidente della sezione fiorentina di Italia Nostra, associazione per la salvaguardia e la conservazione dell'ambiente e del territorio. Dopo le molteplici critiche da parte di cittadini e associazioni locali, anche l'associazione ambientalista interviene sulla controversa questione della centrale idroelettrica, mettendone in luce tutte le criticità. A partire proprio dal rischio di "deterioramento dello stato ambientale" del tratto di fiume interessato dal progetto, già evidenziato dall'Autorità di Bacino del Fiume Arno.
«Con linguaggio esplicito, si evince da questa scelta che gli impatti sono possibili - scrive Rombai - ma che, avendo deciso di non valutarli, si procede alla costruzione della centrale, riservandosi di prendere misure correttive quando dovessero verificarsi (a dispetto di ogni misura precauzionale), che dovrebbe guidare le scelte in materia di impatto ambientale secondo la normativa europea».
Un altro aspetto su cui Italia Nostra pone l'accento è la scelta della zona dove la centrale di produzione verrebbe costruita, che come ormai noto trattandosi di zona agricola «nell'ubicazione si dovrebbe tenere conto delle disposizioni, in materia di sostegno nel settore agricolo - prosegue la lettera - con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale».
Il progetto prevede, poi, la distruzione di un antico gorile, costruito a servizio del sistema degli ortali dell'area periurbana di Pescia e utilizzato in passato anche per il movimento dei meccanismi tecnici di una vecchia filanda.
«Questo bene storico, pur alterato nel suo primo tratto e interrato per alcune porzioni - evidenzia Rombai - documenta la vocazione insieme agricola e manifatturiera del territorio intorno a Pescia e si presenta intatto nella sua parte terminale, con elementi architettonici di sicuro interesse. Questa associazione deve rilevare che, prima di ogni sua trasformazione, trattandosi di un bene che ha oltre 70 anni di vita, si dovrebbe procedere, per il disposto del Codice dei beni culturali, alla verifica del suo profilo di interesse storico-artistico». Infine Italia Nostra ammonisce il soggetto proponente l'impianto, sul fatto che dovrebbe dotarsi di autorizzazione paesaggistica atta a verificare la compatibilità dell'opera con il contesto paesaggistico e con le prescrizioni del Piano di indirizzo territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico (Ppr).
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