Proteste
L'ex Posta Club torna al gestore ma è ancora sotto sequestro
Monsummano, sempre più ingarbugliata la querelle sul locale fra Comune e società Oasi: una sentenza del tribunale del Riesame diversamente interpretata non aiutata a sbrogliare la matassa
MONSUMMANO. Il caso ex Posta Club continua a tenere sulle spine l'amministrazione. La questione sembrava sulla via di una risoluzione un mesetto fa, quando un'ordinanza del tribunale di Pistoia aveva disposto il dissequestro dello Chalet di piazza Quattro Novembre, a cui l'autorità giudiziaria aveva messo i sigilli nell'aprile 2014 in seguito a una serie di violazioni (su tutte un abuso edilizio) a carico dell'ex gestore, la società L'Oasi della famiglia Pacini. Ma la restituzione del bene al suo legittimo proprietario, cioè il Comune, è durata lo spazio di poche settimane.
Perché il tribunale del Riesame, con una pronuncia arrivata martedì sera, ha accolto l'appello dei legali degli ex affittuari, gli avvocati Nicola Zanobini, Vittorio Francois ed Ettore Nesi. Qui però le versioni divergono. Secondo la parte privata i giudici, dopo aver verificato come il contratto di locazione in essere con il Comune è ancora “valido, essendo assente qualunque disdetta ordinaria (l'affitto è scaduto il 31 dicembre 2015, ndr)”, hanno deciso che il locale andasse restituito al gestore e non al municipio.
Per l'amministrazione, invece, «osservato che il signor Pacini, con reiterate richieste di accesso, ha dimostrato senza dubbio alcuno la volontà di liberare il locale dai beni di sua proprietà e quindi di non avere interesse al rinnovo del contratto di locazione, aveva disposto la revoca e conseguente restituzione del bene al Comune di Monsummano. A seguito di appello presentato dalla controparte, il tribunale del Riesame ha annullato la disposizione del giudice con l'effetto giuridico di porre nuovamente sotto sequestro l'immobile, ma non la restituzione del bene al Pacini. In conseguenza di tale provvedimento il locale commerciale manterrà le serrande abbassate».
È chiaro che la vicenda difficilmente si concluderà con una stretta di mano. Annuncia una nota del sindaco Rinaldo Vanni: «Avverso il reiterato sequestro del bene pubblico sarà attivata ogni possibile azione legale, nell'obiettivo di far riappropriare i monsummanesi del loro locale». Si tratta più o meno di una dichiarazione di guerra. Spiegano ancora i legali della società L'Oasi: «In particolare il Riesame ha verificato come la società non aveva fatto alcun abuso e che le violazioni contestate dall'amministrazione non erano imputabili al gestore ma, piuttosto, al Comune, proprietario e locatore dell'immobile. Quindi non poteva scattare la clausola risolutiva che aveva portato al sequestro dell'edificio. Il nostro cliente non è quindi responsabile di alcun abuso ma casomai vittima».
La storia che ora fa felici gli avvocati e impegna i giudici è iniziata dopo un blitz di forze dell'ordine, vigili del fuoco e Asl avvenuto all'ex Posta Club nel febbraio 2014. Il sopralluogo aveva portato alla luce, tra le altre cose, anche circa 400 metri quadrati di superficie giudicati abusivi dalle autorità e che i gestori utilizzavano normalmente come pista da ballo. Da lì il sequestro preventivo e la successiva querelle giudiziaria. Che se finisse in tempi ragionevoli sarebbe un miracolo.
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