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Quattro vite esemplari che restano nella storia

di Martina Trivigno
Quattro vite esemplari che restano nella storia

Lamporecchio rende omaggio a quattro suoi concittadini intitolando altrettante strade del comune. La cerimonia di commemorazione in un’assemblea a teatro

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LAMPORECCHIO. Quattro storie di vita. Quattro destini diversi, che hanno lasciato, però, un’impronta indelebile nella storia di Lamporecchio. E proprio per rendere omaggio a Maria Assunta Pierattoni, Ardengo Sostegni, Lido Romanelli e Ilvio Baronti, quattro targhe di pietra ricorderanno, da domani, i loro nomi su altrettante nuove vie di San Baronto, Cerbaia, Lamporecchio e Mastromarco.

“Occorre guardare al passato per capire il presente”, scriveva lo storico greco Tucidide. Ed è stato questo il significato che la cerimonia di intitolazione, che si è svolta sabato al teatro Comunale, ha assunto di fronte alle numerose persone presenti. «L’obiettivo di questo evento – dicono il sindaco Alessio Torrigiani e l’assessore Monica Cetraro – è quello di sviluppare una coscienza storica collettiva, affinché la memoria non vada perduta».

La vita di Maria Assunta Pierattoni cambia nel 1944, quando viene accusata di aver affisso, a San Baronto, alcuni manifesti di protesta contro la guerra e il fascismo. Interrogata e processata, viene condannata a sei mesi di reclusione. Una volta scontata la pena, è fucilata dai repubblichini della Monterosa ad Arni nel novembre 1944. «Venimmo a sapere della morte di mia madre – racconta il figlio Enzo Colligiani – soltanto nella primavera del 1946, grazie ad una commerciante di brigidini di Lamporecchio. La giustizia umana ha lasciato impuniti i suoi assassini».

Ardengo Sostegni, invece, fu partigiano nella brigata “Gino Bozzi” e volle opporsi, a soli venti anni, al fascismo, facendo una scelta che comportava un grande carico di responsabilità per un ragazzo. «Non ho ricordi di mio nonno – racconta la nipote Martina Biagianti – tuttavia mi hanno molto parlato di lui e so che, ogni anno, tornava a visitare i luoghi in cui era stato partigiano e dove tanti suoi compagni avevano perso la vita».

«Era una persona buona e onesta, che voleva tanto bene alla sua famiglia, ma anche un comunista rispettato da tutti, perfino dai socialisti e dai democristiani». Con queste parole Oretta Romanelli ricorda suo padre Lido, politico e promotore dello sviluppo cooperativo. Nel 1991 fu insignito di una laurea honoris causa in scienze agrarie da parte della Costantinian University.

Ilvio Baronti, infine, fin da bambino aveva un grande sogno: avere una bicicletta. E quando suo padre gliene costruì una, dimostrò di avere un ottimo potenziale, fino a diventareil più fidato gregario di Gino Bartali. «Era un grande uomo - ricorda la figlia – che convideva la gioia delle sue vittorie con gli altri».

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