Il dolore
Omicidio stradale, condannato a tre anni
A morire nell'incidente in autostrada il 15 luglio 2015 fu Samuele Teglia residente a Montecatini e originario di Ponte Buggianese, da anni collaboratore della cantante Cristina D'Avena
LUCCA. Un’udienza camerale straziante. Con la mamma della vittima in lacrime che mostra la foto del suo unico figlio avuto dopo i 40 anni. Un’immagine da cui non si separa mai. Il suo ragazzo - Samuele Teglia, 35 anni, originario di Ponte Buggianese e residente a Montecatini, da anni collaboratore di Cristina D’Avena, la cantante cult delle sigle dei cartoni animati degli anni Ottanta- morì nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2015. Era alla guida della sua Fiat 500 e stava percorrendo la A11, direzione mare, tra Altopascio e Capannori. In un tratto rettilineo la sua vettura venne tamponata a forte velocità dalla Ford Focus grigia guidata da Giorgio Canepa, 50 anni, genovese, diretto assieme a un conoscente verso Pisa Nord. Una botta tremenda e lo schianto della 500, centrata in pieno, prima contro il guard-rail e poi, di rimbalzo, in mezzo alla carreggiata.
La vita di Samuele, un passato da modello, finisce in quella notte maledetta a pochi chilometri da casa. Guida in stato di ebbrezza. Ma quell’omicidio stradale poteva essere evitato se Canepa non si fosse messo al volante in evidente stato di ebbrezza. Tra l’altro recidivo, visto che già in passato aveva alzato il gomito alla guida e aveva avuto una condanna per lo stesso reato. Un particolare che induce la procura ad usare il pugno di ferro in rispetto della legge e della vita spezzata di un ragazzo e dei suoi genitori devastati da un dolore che nessun risarcimento potrà mai lenire. Niente patteggiamento. I legali milanesi di Canepa vogliono patteggiare il duplice reato (omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza) a una pena inferiore o uguale ai due anni di reclusione. Il motivo? Ottenere così la sospensione condizionale della pena. Ma il sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto, titolare dell’inchiesta, nega il consenso. Lui non è in aula e il pm designato per l’udienza è Lucia Rugani. Ma di quel patteggiamento non se ne parla nemmeno. Decide quindi il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci.
Tre anni di reclusione. Niente sconti per Canepa. Due anni e quattro mesi per l’omicidio colposo, otto mesi per la guida in stato di ebbrezza. Totale tre anni e addio condizionale. Se la sentenza reggerà anche in Appello l’automobilista dovrà scontare la pena detentiva attraverso un affidamento in prova ai servizi sociali. Al momento la sua patente di guida, che era stata ritirata, è stata revocata e per un po’ di tempo non potrà mettersi al volante di una macchina. La nuova legge. Più di così la procura non poteva fare in considerazione delle leggi vigenti. Ma con l’entrata in vigore del reato di omicidio stradale per chi guida in stato di ebbrezza alcolica e provoca un incidente mortale è prevista la custodia cautelare in carcere. Dolore e perdono. Canepa, stando all’accusa, era al volante con un tasso alcolemico superiore al limite di legge di 0,50 grammi per litro. Ma, prima dell’udienza di venerdì 19 febbraio, non ha mai inviato una lettera di scuse chiedendo di essere perdonato dai genitori del ragazzo che la cantante Cristina D’Avena su Fb aveva ricordato con frasi toccanti e piene d’amore. Il dolore infinito di mamma Alda e papà Ascanio, il barbiere di Ponte Buggianese, che si legge sui loro volti uscendo dal tribunale mal si concilia con la parola perdono. Soprattutto nei confronti di chi dopo la tragedia non ha avuto il coraggio di incontrarli e partecipare al loro dolore.
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