Sicurezza
Albergatori spaccati sull’acqua termale nelle Spa degli hotel
Montecatini, fa discutere la proposta dell’ex assessore Stefano Pucci da attuare in attesa del completamento delle Leopoldine
MONTECATINI. “Acqua termale nelle strutture ricettive (almeno) fino al completamento delle Leopoldine? Mah, forse, vedremo, può darsi, però…”. Non c’è una risposta univoca da parte delle associazioni degli albergatori alla proposta lanciata nelle scorse settimane, attraverso il Tirreno, dall’ex assessore Stefano Pucci, tra l’altro titolare di uno dei due cinque stelle in città, il Grand Hotel & La Pace.
Un “imbarazzo” giustificabile forse dalle storiche divisioni interne nella categoria o, detto in maniera ancora più chiara, tra chi il centro benessere ce l’ha (e ben volentieri vorrebbe offrire il plus dell’acqua termale) e chi, invece, ne è sprovvisto (e rischierebbe pertanto di essere tagliato fuori dal giro d’affari).
A questo si aggiunga anche un altro fattore “critico”: l’opposizione da parte della stessa società Terme a “esportare” le proprie acque.
«Ho voluto – ci aveva detto Pucci - stimolare una discussione. Ritengo infatti che poter avere l’acqua nei centri benessere degli alberghi sia una soluzione ponte che possa consentire, attraverso un prodotto concorrenziale rispetto ad altre realtà, la sopravvivenza di tante aziende in attesa del completamento delle Leopoldine».
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Poi la replica ai dubbi emersi: «Forse alcuni albergatori sono contrari a questa ipotesi, ma le cose potrebbero cambiare se chi non ha la Spa si consorziasse con chi invece ce l’ha. L’acqua per la cura idropinica? Va bene avere anche quella, ma la differenza la farebbe l’acqua per i centri benessere. E anche con le Terme si potrebbe studiare un accordo, magari prevedendo da parte nostra l’assunzione di un suo dipendente durante il periodo di concessione. La cosa strana è che finora non se ne sia parlato: almeno verifichiamo se tecnicamente è una cosa fattibile».
Ma gli albergatori restano comunque “freddini”.
«Non entro nel merito della fattibilità tecnica – dice Dario Brotini, presidente dell’Apam – ma penso che oggi restino prioritari la questione Terme e il completamento delle Leopoldine. Solo così si darebbe agli albergatori un prodotto valido da offrire sul mercato. Quello dell’eventuale cessione di parte dell’acqua termale agli hotel resta per me uno step successivo: prima concentriamo gli sforzi sulle Terme, poi mettiamoci al tavolino e vediamo se la proposta è valida. Se, infatti, chiudono le Terme, finisce la città ed è inutile anche portare l’acqua negli alberghi».
«L’argomento – aggiunge Fabio Cenni, presidente di Asshotel – merita di essere approfondito, nonostante sia spinoso. Personalmente non avrei niente in contrario in una fase di passaggio e in attesa dell’apertura delle Leopoldine, ma altri la pensano diversamente. Non c’è tra di noi una posizione unitaria».
«Siamo sicuri – chiede Andrea Birindelli (Pistoia Turismo) – che ci sia acqua sufficiente per tutti gli alberghi? E anche se ci fosse mancherebbero tutti gli altri servizi. I nostri competitor internazionali hanno dietro colossi in grado di dare risposte a 360 gradi. E non è tutto: portando l’acqua negli alberghi morirebbero i trattamenti con i fanghi e le inalazioni, e tutti dovremmo fare investimenti milionari».
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