Il Tirreno

Montecatini

Più convenzioni sanitarie per arrivare al pareggio

Alessandro Gasperini
Più convenzioni sanitarie per arrivare al pareggio

È il piano della Regione per incrementare gli incassi delle Terme di Montecatini e giustificare un intervento finanziario diretto che sblocchi il cantiere delle Leopoldine

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MONTECATINI. La chiave di volta di quello che ormai è stato definito “Piano B” delle Terme per la ripresa dei lavori alle Leopoldine sta tutta nel pareggio di bilancio. Non da ottenere subito, ma almeno nel 2017. È questa la condizione per la quale il socio Regione è disposto a fare la sua parte per supportare il finanziamento di 8 dei 13 milioni ritenuti necessari (non un euro di più...) per terminare l’operazione (gli altri 5 dovrebbero arrivare dal Cipe per l’acquisto da parte del Comune della Palazzina Regia da trasformare in museo). Senza quindi dover far ricorso al mutuo delle banche, qualora la Bnl (capofila) e le sue “sorelle” dovessero confermare quel ripensamento di cui si sta parlando in queste settimane.

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Il punto è: come arrivare a questo obiettivo. Che appare difficile, vista la serie di annate in perdita dei bilanci termali, ma non impossibile secondo il management dell’azienda. Le strade sono due: lavorare di più sul fronte dei ricavi e incidere sul controllo dei costi.

Più incassi. Sul primo settore, la Regione, per volontà dello stesso presidente Enrico Rossi, si dice pronta a darsi da fare. Come? Lavorando perché alle Terme possa arrivare più sostegno dal servizio sanitario. E questo incidendo sulle convenzioni per la riabilitazione ortopedica, o la fisioterapia, da svolgere alle Terme Redi. C’è la convinzione che questo settore, unito magari a un rilancio anche della cura idropinica, possa portare aumenti significativi nei ricavi.

Meno uscite. Sul fronte del contenimento dei costi, è evidente che in un’azienda come quella delle Terme di Montecatini a pesare maggiormente sono quelli legati al personale. Negli ultimi anni si era tentato di ridurli facendo ricorso ai contratti di solidarietà, mantenendo cioè a casa alcuni lavoratori per determinati periodi, a rotazione. Ma questo va a gravare anche sull’altra voce in sofferenza, quella dei ricavi di cui si parlava prima. Meno personale a disposizione significa infatti dover ridurre le aperture al pubblico di determinati servizi, e dunque incassare di meno.

Integrativi. La soluzione potrebbe essere quella di intervenire sui contratti integrativi aziendali, quelli cioè che con varie voci fanno lievitare gli stipendi di determinate categorie di dipendenti. Ed è quella alla quale sta lavorando da tempo l’amministratore unico Carlo Brogioni con il supporto della consulente Arabella Ventura. Va da sé che questa ipotesi non è accettata di buon grado da chi ne dovrebbe poi pagare il prezzo, e che considera certe voci dello stipendi diritti ormai acquisiti. E in questo la trattativa avviata trova com’è ovvio le principali resistenze.

Roma frena. Insomma, una sorta di gioco di incastri che non appare per niente scontato, ma che si sta cercando comunque di affrontare nel caso in cui le banche dovessero continuare a frenare nella trattativa per lo sblocco del nuovo mutuo: il “Piano A”. Che qualche settimana fa pareva aver imboccato una via in discesa, dopo l’ok arrivato dalla Bnl di Firenze, ma che avrebbe invece incontrato ulteriori difficoltà una volta che è finito sui tavoli della direzione nazionale di Roma.

Quota 13. Comunque vada, al momento la Regione si mostra disponibile a supportare l’operazione con risorse proprie - a patto che, come spiegato finora, il bilancio aiuti a giustificare l’impegno - fino a “coprire” la cifra che mancherà a raggiungere quota 13 milioni. Che è quella, appunto, fissata dalla proprietà come tetto massimo per consegnare le Leopoldine funzionanti.

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