Il dolore
Leopoldine, c’è il piano B della proprietà
Se le banche non dovessero erogare il mutuo di 8 milioni per le Terme di Montecatini interverrà la Regione grazie agli accordi sulle convenzioni sanitarie
MONTECATINI. Regione e Comune preparano il piano B sulle Terme. In attesa che il pool di banche dia la propria risposta definitiva sul piano industriale (il cui gradimento porterebbe a una nuova erogazione di mutui) i soci proprietari «stanno valutando le opzioni per un loro intervento diretto».
Una riapertura dei rubinetti pubblici che sa tanto di svolta, visto che nei mesi scorsi la parola d’ordine era sempre stata: prima il pareggio di bilancio, poi si vedrà. Ora non solo è stato bypassato il «si vedrà», ma anche il pareggio (come anticipato al Tirreno nei giorni scorsi dall’amministratore unico della società Carlo Brogioni) viene (forse troppo ottimisticamente?) visto come imminente: «Tra fine 2016 e 2017», hanno detto venerdì 5 febbraio i soci in un incontro con sindacati e vertici societari.
E, come detto, c’è di più: i soldi potrebbero essere immessi nelle casse termali anche prima dell’obiettivo equilibrio dei conti. Per riaprire il cantiere e concludere i lavori alle Leopoldine è stato stabilito che non si debbano passare i 13 milioni (e non più quasi 17 come previsto da una relazione di un paio di anni fa). Otto sono attesi dalle banche (dalle quali, è stato ribadito, si attende ancora un riscontro sul gradimento o meno del nuovo piano industriale, che negli ultimi tempi è stato limato e rivisto per cercare di soddisfare ogni richiesta); altri 5 dal Cipe. Ma anche se qualcosa in questo gioco a incastri dovesse saltare, è pronto un piano B.
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«Stiamo studiando con la Regione come poter fare un intervento diretto sulle Leopoldine», ha detto il vicesindaco Ennio Rucco. E l’assessore regionale al termalismo Federica Fratoni ha anche evidenziato una serie di ulteriori fonti di finanziamento, che vanno dall’aumento delle prenotazioni sanitarie in convenzione con il servizio pubblico al tavolo aperto con il Ministero della salute per ottenere l’inserimento delle cure termali nei Livelli essenziali di assistenza. In definitiva, nel corso dell’incontro è stato detto: «È vero che la Regione non può sempre finanziare un’azienda partecipata non strategica, ma se il bilancio cominciasse ad avviarsi verso il pareggio e le Terme diventassero un importante tassello per il servizio sanitario regionale, allora tutto cambierebbe».
Due aspetti, tra l’altro, strettamente connessi l’uno con l’altro: maggiori convenzioni con il pubblico portano a più trattamenti erogati, questi a un aumento della marginalità del profitto e, infine, all’equilibrio dei conti. E, come ci hanno detto in coro i sindacati (soddisfatti anche dalle rassicurazioni sulla non riproposizione dei contratti di solidarietà), «la proprietà ha comunque preso l’impegno di salvare l’azienda, o con il piano A o con il B».
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