Il Tirreno

Montecatini

Bancarotta, imprenditore edile in carcere

E sconterà due mesi ai domiciliari un uomo che ha violato gli obblighi di assistenza verso la figlia

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MONTECATINI. È stato accusato di aver sottratto all’azienda crediti non contabilizzati per un totale di quasi 200mila euro e con questi di aver anche fatto un “regalino” alla moglie: una fiammante Ferrari del valore di 95mila euro. Per questo un imprenditore edile residente in città, Antonio Burzo (50 anni) è stato condannato per bancarotta fraudolenta e si trova ora in regime di semilibertà nella casa circondariale di Prato (dalla quale potrà uscire di giorno, per poi però rientrare ogni notte). L’uomo era accusato di aver prelevato 188mila euro dalle casse della sua impresa, ma anche di averne sottratto due gru. Per questo gli è stata inflitta la pena di due anni e due mesi (da scontare, come detto, in semilibertà) e una serie di pene accessorie, la più grave delle quali risulta essere l’interdizione all’attività d’impresa per un periodo di dieci anni.

L’arresto è stato eseguito dagli agenti del commissariato di Montecatini, da qualche mese guidato dal vicequestore aggiunto Fabio Caprio.

E la polizia ha in questi giorni portato a termine altre due operazioni. Nel primo caso un montecatinese di 47 anni (R.T. le iniziali) è stato arrestato per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (in particolare nei confronti della figlia minorenne). I fatti si riferiscono a un periodo di tempo compreso tra il 2008 e il 2013. L’uomo, già conosciuto dalle forze dell’ordine, è stato condotto a un domicilio alternativo a quello della famiglia, dove dovrà scontare una pena di due mesi.

Infine, durante un servizio di pattugliamento, gli agenti si sono imbattuti in un’auto (una Kia Sportage bianca) parcheggiata in via Lucania. Da un controllo è stato verificato che si trattava di un mezzo rubato nei giorni precedenti in provincia di Firenze: qui i ladri erano penetrati all’interno di un’abitazione privata e nel bottino finale avevano pensato bene di inserire anche l’auto, avendone trovato le chiavi. «Lo stesso mezzo – spiega il dirigente del commissariato Caprio – è poi servito per compiere altri furti, che però riteniamo siano stati portati a termine lontano dalla Valdinievole. Nell’abitacolo, occultati, abbiamo infatti trovato sia oggetti utilizzati durante i colpi (guanti e cacciaviti) sia parte della refurtiva, come orecchini, anelli e orologi. Stiamo inoltre cercando di risalire ad altri furti eventualmente commessi in altre zone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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