Il Tirreno

Montecatini

Banche, passo indietro e allora si bussa a Firenze

David Meccoli
Le Terme Leopoldine e nel riquadro Carlo Brogioni
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Le Terme Leopoldine e nel riquadro Carlo Brogioni

L’au della società conferma che gli istituti di credito non hanno sciolto le riserve

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MONTECATINI. Le banche “nicchiano” e allora le Terme tirano fuori dal cilindro il piano B con il quale, si viene a sapere, potrebbe essere sufficiente la buona volontà e - soprattutto - una puntuale road map in direzione dell’auspicato equilibrio di bilancio, per far riaprire i rubinetti del finanziamento da parte della Regione. In altri termini: il pareggio nei conti dovrà essere (almeno nelle intenzioni) raggiunto nel 2017, ma se intanto la società dimostra di essere sulla strada giusta, Firenze potrebbe essere indotta ad allentare i cordoni della borsa.

A dirlo è l’amministratore unico delle Terme Carlo Brogioni, che rivela i motivi di questa brusca virata dalla tabella di marcia tracciata alla fine dello scorso anno. «Lo snodo principale – dice l’Au – è il piano industriale. Il documento poggia su 4 pilastri: il completamento dei lavori alle Leopoldine; la gestione corrente (che deve servire a coprire le posizioni arretrate ancora aperte); la riqualificazione degli immobili; la ristrutturazione economica e l’equilibrio della gestione caratteristica (evitando quindi di generare ulteriori perdite)». Obiettivi, questi, la cui principale fonte di finanziamento dovrebbe essere costituita dal mutuo che il pool di banche dovrebbe concedere dopo averne interrotto l’erogazione ormai da un lustro. Un prudente condizionale spiegato dallo stesso Brogioni. «Dalle banche – dice – non è certo arrivato un no definitivo. Anzi, noi ci speriamo ancora, ma oggi non c’è più l’ottimismo che circolava a novembre, quando l’accordo sembrava cosa fatta. Da un’iniziale condivisione si è infatti passati ad alcune voci di dissenso. Per ora non ci è però arrivata alcuna risposta ufficiale e abbiamo quindi iniziato a verificare la possibilità di seguire altre vie». Da qui il piano B di cui parlavamo.

«Finché gli istituti di credito – prosegue Brogioni – non avranno sciolto le riserve, non potremo dire se il piano industriale sarà in via definitiva quello che abbiamo elaborato. Per noi, lo ribadisco, si tratta di un master plan sostenibile, ma dobbiamo capire in che modo sono disposti a intervenire anche i soci pubblici». Ma non si è finora detto che la Regione sarebbe tornata a investire sulle Terme solo in corrispondenza del pareggio di bilancio? «È vero – risponde l’amministratore unico – ma se riusciamo a dimostrare l’economicità e la sostenibilità della gestione aziendale, la Regione potrebbe tornare a intervenire finanziariamente. È quello che stiamo cercando di ottenere». Quindi un equilibrio di bilancio da raggiungere non nel lungo, ma già nel breve e medio termine. «Non so se saremo in grado – spiega Brogioni – di avere il pareggio già nel 2016, ma dovremo sicuramente farlo, parallelamente a una forte diminuzione del deficit strutturale, nel 2017. E il margine operativo lordo dovrà tornare a viaggiare in area positiva».

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