Il Tirreno

Montecatini

Nedo Nencioni ha la sua strada

Nedo Nencioni ha la sua strada

Ufficializzata l’intitolazione del Comune dopo un primo rifiuto della prefettura

2 MINUTI DI LETTURA





FUCECCHIO. Quest'anno a Fucecchio la giornata della memoria ha avuto un valore più speciale del solito, grazie all'intitolazione della strada dedicata a Nedo e Giuseppe Nencioni, entrambi deportati nei campi di concentramento nazisti. Ieri si è svolta la cerimonia ufficiale in piazza Boncristiani, alla presenza delle autorità comunali e militari, insieme a familiari. Nedo Nencioni sopravvisse ai campi mentre suo padre Giuseppe morì di stenti: entrambi furono presi ad Empoli, accusati di essere sovversivi per aver "osato" scioperare alle vetrerie Taddei. Nedo ha poi trascorso gran parte della sua "seconda" vita a raccontare quell'esperienza ai più giovani, accompagnandoli in molti viaggi nei lager nazisti.

La strada è stata intitolata anche a Giuseppe per "dribblare" i vincoli della legge sulla toponomastica, che impone di non poter intitolare una strada ad una persona che non sia morta da almeno dieci anni, se non si tratti di una personalità di rilievo nazionale. E Nedo è morto nel 2012, per cui rischiava di non avere la "sua" strada a Fucecchio, lui che era originario di Livorno e che aveva lavorato ad Empoli. Nedo sopravvisse, Giuseppe non ce la fece: ieri è stata l'occasione per ricordarli entrambi, in una mattinata di gioia e commozione.

Ad aprire la cerimonia il sindaco Alessio Spinelli:«E' un grande giorno per Fucecchio, festeggiamo un risultato arrivato dopo due anni: per noi Nedo ha rappresentato tanto, aveva deciso di trasmettere a noi cosa aveva vissuto, per quanto fosse difficile. Anche se oggi non c'è il sole per noi c'è comunque, perchè è veramente una grande giornata». Il sindaco ha poi passato la parola al fratello di Nedo (e figlio di Giuseppe) Vittorio, che si è ripetutamente commosso:«Sapere che questa strada è stata intitolata a mio padre e mio fratello mi rende fiero ed orgoglioso di appartenere a questa famiglia. Si tratta anche di un omaggio a tutti i deportati del territorio, dei quali Nedo era l'ultimo superstite. Mio fratello, nonostante tutto, non ha mai portato rancore verso i suoi aguzzini, però voleva che non si dimenticasse mai quanto accaduto. Ora sta a noi trasmettere il suo messaggio». (m.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze