Il dolore
Macolive, primo incontro senza risultati
Cgil preoccupata per i licenziamenti nell’azienda di Traversagna. La Cisl: «Noi non ci hanno convocati»
MASSA COZZILE. Primo appuntamento lunedì sera tra la Filcams Cgil e i rappresentanti della Macolive, dove dal 14 gennaio è stata aperta una procedura di mobilità per quattordici dipendenti (su un totale di 25). L’azienda di Traversagna (che produce semilavorati alimentari da rivendere poi alle industrie conserviere) ha disegnato un quadro a tinte fosche ai rappresentanti dei lavoratori, lasciando poco spazio all’ottimismo.
«La situazione non è per nulla bella – dice Luisella Brotini, della Filcams – in quanto fortemente condizionata dal blocco dei conti aziendali sui quali, essendoci in corso un procedimento giudiziario, non vogliamo assolutamente entrare nel merito. Quel che dobbiamo purtroppo registrare è però l’impossibilità per la società di investire, nell’immediato, sulle campagne di coltivazione dei prodotti, per cui il lavoro di almeno tutto l’anno in corso (per il futuro non si può sapere per quanto tempo durerà il blocco dei conti) è praticamente compromesso». Quello di lunedì sera, come detto, è stato il primo incontro tra le parti, che è servito per farsi una prima idea della reale situazione in azienda. Ma non solo.
«Abbiamo intanto chiesto ai rappresentanti della società – spiega Brotini – una serie di informazioni, a cominciare dai dati previsionali, per verificare su quali basi si è deciso di licenziare proprio 14 dipendenti. Dopodiché, a breve, torneremo a incontrarci». E in tale occasione i sindacati potranno avanzare le prime proposte di vie alternative alla mobilità. Ma Luisella Brotini non vuole creare false aspettative. «L’obiettivo dell’azienda – dice – è abbattere drasticamente i costi. E anche gli ammortizzatori sociali sono difficilmente applicabili: i contratti di solidarietà potrebbero non essere concessi, data la situazione generale e la cassa in deroga potrebbe durare solo per un massimo di tre mesi».
Aniello Montuolo, Fisascat Cisl, se la prende invece con la mancata convocazione da parte della società della sua organizzazione sindacale. «Si sono comportati in maniera molto scorretta – dice – in quanto la legge parla chiaro: non è che una procedura di mobilità la possono portare avanti con chi decide l’azienda. Eppure avevano tutti i nostri recapiti: ora vedremo come muoverci a seguito di tutto ciò». (d.m.)
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