Il Tirreno

Montecatini

Leopoldine da completare ma il bilancio va risanato

Giovanna La Porta
Il consiglio comunale sulle Terme (foto Nucci)
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Il consiglio comunale sulle Terme (foto Nucci)

Le rassicurazioni del sindaco Bellandi al consiglio comunale aperto sulle Terme. Opposizione all’attacco e aula gremita di pubblico

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MONTECATINI. Consiglio comunale fiume lunedì sera sulle Teme di Montecatini. A richiederlo, i gruppi consiliari di opposizione. Che in apertura hanno protestato per la negazione di un consiglio comunale aperto. E hanno definito la seduta «un'occasione persa di democrazia».

La storia. Il primo a prendere la parola è stato Alberto Lapenna (Forza Italia). Ha ripercorso, con dovizia di dettagli, tutte le tappe che hanno condotto le Terme in questa situazione, soffermandosi sulla vicenda della privatizzazione di Santarelli e Scaramucci. «La prefirma del mutuo - ha detto tra le altre cose - risale al giugno 2008 con Baldi presidente. Fu avallata da Pd e Forza Italia, dal consiglio comunale all'unanimità. Per le famose azioni vendute dalla Fidi alla Regione il Comune non ha mai protestato, pur subendo un danno erariale. I 5 milioni che erano stati presi per sistemare il Tettuccio, per cosa sono stati usati? Io sono pronto a dimettermi per lasciare spazio ai giovani. Io e Quaranta abbiamo approvato il protocollo d’intesa con fiducia ma ci avete presi in giro. Dissi che era aria fritta ma sulle Terme non ci eravamo mai divisi e volli fare un atto di fede».

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Scaramucce. Sollecitato a stringere dal presidente del consiglio comunale Andrea Rastelli, Lapenna si rifiuta: «Ho chiesto io il consiglio, vado avanti per spiegare alla gente la situazione. Abbiamo scelto la strada di cedere i beni immobili produttivi e di tenere quelli improduttivi. Il Comune ha tirato fuori i soldi per pagare la metà di una proprietà che era già sua (la pineta, ndr). E ci ha pagato le tasse. Sindaco, ti chiediamo un atto di orgoglio. Altrimenti ci facciamo da parte noi. Non chiedeteci una mano. L'unica testa che è volata è quella di Fabrizio Raffaelli, indicato dal primo cittadino a suo tempo. Voi dovete andare a protestare in via Cavour a Firenze, creare un caso nazionale. Il granduca Enrico Rossi vi ha calpestati. Assessore Alessandra De Paola, prima di andare in giro per il mondo a far promozione, bisogna avere un prodotto da vendere». Luca Baroncini (Mi piace Montecatini) esclama: «Voglio sapere qual è il futuro dell'azienda. Esiste un piano industriale? Ho saputo di un verbale di 100 mila euro di Equitalia alle Terme. Vorrei avere un chiarimento».

Consiglieri regionali. Al banco della giunta l’assessore regionale Federica Fratoni. Presenti in sala (gremita di pubblico) anche i consiglieri regionali di opposizione Donzelli e Mugnai. La minoranza consiliare tuona, per bocca di Lapenna e Baroncini: «Se parla Fratoni, devono parlare anche gli altri. È un atto di democrazia». Ma il segretario è chiaro: «Non è previsto, è fuori legge». Viene decisa una sospensione di 5 minuti per decidere il da farsi mentre la Fratoni (imbarazzata) si prepara ad andarsene. Ripresa la seduta, viene comunicato che la maggioranza dei capigruppo ha deciso di far intervenire solo l'ex presidente della Provincia, qualora si renderà necessario.

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Nessuno è puro. Andrea Quaranta fa una disamina delle ultime vicende termali: «Bellandi dice di essersi impegnato, dipende dai punti di vista». Riccardo Sensi fa autocritica: «Destra e sinistra non hanno alcun merito nella vicenda Terme, dunque nemmeno io. Le Terme ci sono sfuggite di mano. Unico merito, aver convocato il consiglio di stasera dove avremo l’opportunità di ascoltare la Fratoni. Voglio sgomberare il campo dalle chiacchiere: se qualcuno in città ha notizie di illegittimità commesse nell'ambito delle Terme, vada alla magistratura al più presto. Questa amministrazione è in sella da sei anni e mezzo. Ora danno la colpa a chi c'era prima. Eppure Bellandi ha fatto suoo questo progetto, lo ha portato avanti. Nessuno può fare la figura del puro, tutti abbiamo contribuito».

Caro cantiere. Cristiano Berti (M5s) rimprovera i soci di maggioranza e minoranza di non aver «rispettato l'acqua termale di Montecatini, risorsa preziosa e unica. Vogliamo risposte concrete, è ora di convocare le commissioni. Dal 2001 nessuno sa dove possono essere finiti i beni delle Terme. Nessuno fa un inventario. Mi rivolgo a tutti: se qualcuno sa che ci sono privati che hanno in casa beni delle Terme, ce lo faccia sapere. A fronte di 21 milioni di euro presi dalle banche, solo 460mila sono disponibili. Quanti costerà alla fine il fermo cantiere? Vi siete seduti a parlare con la Cmsa?».

Ridurre i costi. Bellandi ha definito «strumentale l'interesse improvviso dell'opposizione per le Teme. Berti ha ragione: quello che abbiamo deve funzionare meglio. Siamo aperti a tutti i consigli pro Terme e non alla demagogia. Le Redi sono costate il 45% in più di quanto preventivato ma sono un centro all'avanguardia. Potevo fare sicuramente di più, ma i problemi sono stati tanti. In primis i 700mila euro che abbiamo dovuto dare all'ex amministratore Fortunati. Poi è arrivato il dottore Sassoli, seguito da Raffaelli, che ha lavorato bene. Poi sono successe altre cose. A novembre l'assessore Nocentini ha detto parole di troppo. Ci sono stati contrasti. Siamo arrivati alla proposta di uscire dal tunnel con le banche e alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa a marzo 2015. Le cose non sono migliorate. Politicamente, mi sento abbastanza tutelato dalla matrigna Regione e dal patrigno Stato. Anche in considerazione della presenza di un deputato di Montecatini in Parlamento. Per me le Leopoldine vanno finite, pur con un occhio al Dpef. Stamani ero dal governatore Rossi, insieme al l'assessore Fratoni. Io non ho problemi a legarmi con una catena al palazzo della Regione, non devo fare carriera. Ho avuto nuovamente assicurazioni sul futuro. Ma c'è una richiesta forte sul bilancio: dobbiamo ridurre i costi».

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