Sicurezza
San Domenico, «Dal disastro alla ripresa»
PESCIA. Da una «situazione disastrosa» a una prospettiva di continuità. Se si volesse tracciare una parabola capace di descrivere le vicende che hanno contraddistinto la casa di riposo San Domenico,...
PESCIA. Da una «situazione disastrosa» a una prospettiva di continuità. Se si volesse tracciare una parabola capace di descrivere le vicende che hanno contraddistinto la casa di riposo San Domenico, negli ultimi anni, lo si potrebbe fare congiungendo idealmente questi due punti. «Disastrosa» è la parola con cui il presidente del Cda, Nicola Romagnani, ha descritto la situazione dei conti della casa di riposo nel momento in cui il consiglio di amministrazione, da lui guidato, si insediava un anno e mezzo fa. Lo ha fatto durante l'intervnto nel consiglio comunale dedicato al San Domenico. «Siamo partiti da un debito clamoroso di un milione 226 mila di euro - ha sottolineato Romagnani - che adesso, in virtù di un accordo con la cooperativa Idealcoop, ha subito uno stralcio del 20% e per di più ha cancellato totalmente gli atti giudiziari, vale a dire il decreto ingiuntivo nei confronti del San Domenico. Siamo arrivati ad un bando che garantirà un futuro regolare alla struttura e manterrà i posti di lavoro». Dubbiosa la posizione di Forza Italia. «Non abbiamo rilevato alcuna capacità gestionale del Cda in carica nella riduzione del debito con Idealcoop, che è stata raggiunta, per circa 226.000 euro, solo grazie ad un atto transattivo - ha sottolineato il consigliere Luca Biscioni -. Abbiamo appreso che al momento è la Società della salute che sta facendo fronte agli impegni finanziari con la nuova cooperativa. Ci auguriamo che tutto questo venga mantenuto».
Una voce critica si è levata anche dalla maggioranza, quella della consigliera Lucia Guidi (Pd) che a proposito della situazione debitoria della struttura ha detto: «Mi auguro che il milione e 400 mila euro di attuali debiti che l’Asp ha nei confronti delle varie cooperative che si sono susseguite negli anni, siano repentinamente saldati, anche se, alla luce del bando di affidamento di gestione, che prevede un canone annuo di 250 mila euro per cinque anni rinnovabili da versare al comune (per un totale di 1 milione e 250 mila euro) da solo non sarebbe sufficiente a coprire appunto gli annosi e gravosi debiti anche alla luce dei 400 mila euro più o meno che, sempre nel bando, l’Amministrazione si impegna ad investire nella struttura per far sì che ottengano tutte le certificazioni necessarie». (m.s.)
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