Il Tirreno

Montecatini

operazione della polizia a livorno

Furti di Suv in porto: tre in carcere

Tra gli arrestati anche un uomo di 36 anni residente a Pescia

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LIVORNO. Un’organizzazione criminale capace di far sparire una bisarca carica di Suv dai piazzali del porto, far attraversare alle auto il confine, per poi piazzarle all’estero, in particolare in Francia, dove venivano rivendute come nuove alle concessionarie. È questo il sistema scoperto dalla squadra mobile e dalla polmare che ha portato ieri all’arresto di cinque persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre undici. Ma in carcere, per il momento, sono stati trasferiti solo in tre: gli investigatori, infatti, non sono ancora riusciti a rintracciare due dei principali indagati (per questo non ne facciamo i nomi ndr). Dietro le sbarre sono finiti in tre: Fabio Biancalani, 36 anni, nato a Empoli ma residente a Pescia e Mirco Campochiari, 54 anni, livornese come Stefano Niccolini, 52.

Questi ultimi due, all’inizio di novembre, erano già stati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare per spaccio di cocaina. E proprio questa nuova inchiesta è legata a doppio filo a quella precedente.

«È attraverso lo spaccio di droga - raccontava durante la conferenza stampa il capo della squadra mobile Giuseppe Testai - che i due indagati incameravano disponibilità di denaro per fare altre attività criminali». Quella dei furti di auto dai piazzali del porto era appunto il core business della loro attività.

Ora le accuse del pubblico ministero Massimo Mannucci nei confronti dei vertici della banda sono ancora più pesanti: associazione per delinquere finalizzata al furto di auto ancora da immatricolare anche attraverso la predisposizione di moduli taroccati.

Ma non solo. Perché la banda - secondo gli investigatori - dopo il colpo gobbo messo a segno nell’ottobre del 2014 quando dal Terminal Livorno Est sparirono sette Suv, Jeep Grand Cherokee, per un valore di mezzo milione di euro, ha provato fino allo scorso novembre (periodo dei primi arresti ndr) a mettere a segno nuovi furti, sei in tutto.

Ecco perché, a partire dall’alba di ieri, in mezza Toscana, sono cominciate le perquisizioni a casa degli altri indagati: una rete di collaboratori che avrebbero aiutato i vertici dell’organizzazione nelle varie fasi del piano. I nomi di molti di essi, non a caso, compaiono anche dell’altra inchiesta per droga. Ma altri sono assolutamente nuovi e insospettabili. Le accuse nei confronti dei principali indagati sono contenute in una lunghissima ordinanza di custodia cautelare di oltre 250 pagine. All’intero di questa, ci sono centinaia di intercettazioni telefoniche tra gli indagati, fotografie, e i risultati dei pedinamenti compiuti dagli investigatori durante i sedici mesi di indagine tra Livorno e la Francia dove gli agenti avevano la certezza che fossero andate a finire le sette auto rubate. Ecco perché, nel corso dei mesi successivi, sono stati contattate anche le autorità transalpine, segnalando la possibilità che l'intero carico di autovetture fosse stato depositato in qualche commerciante di veicoli nuovi ed usati nel sud della Francia, indicando anche la Costa Azzurra come possibile punto di commercializzazione di questi mezzi.

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