Gioco
Sgravi fiscali a chi coltiva gli olivi Legambiente contro l’abbandono
Solo sul Montalbano l’associazione stima che il 20% non è più curato perché i piccoli proprietari non riescono a ricavare un reddito adeguato. «Così si aggravano i rischi idrogeologici»
PISTOIA. «Sul Montalbano si stimano circa 60.000 alberi di olivo abbandonati, una percentuale del 20% circa, con relativo aggravamento del dissesto idrogeologico». Da questi dati parte la proposta di Legambiente Pistoia per aiutare l’olivicoltura amatoriale e marginale del territorio, ovvero le piccole produzioni di olio nel pistoiese. Un fenomeno in ascesa quello del semiabbandono: spesso gli oliveti vengono coltivati a intermittenza, un anno sì e uno no, quindi trascurati e resi sempre più di frequente non più produttivi.
«A causa dell’aumento dei costi di gestione e l’impossibilità di ricavarne un reddito equo, il fenomeno dell’abbandono è in costante aumento – spiega Antonio Sessa, presidente del Circolo Legambiente Pistoia – eppure queste realtà, insieme con le aziende agricole professionali, se supportate economicamente possono essere un valido aiuto nella tutela del territorio».
Legambiente propone di «rendere detraibili dalle tasse, in sede di dichiarazione dei redditi, le spese sostenute per la conduzione di oliveti amatoriali, comprese quelle di frangitura delle olive, fino ad un massimo di 300 euro l’anno, comunque non superiori alla somma delle addizionali comunali e regionali sostenute dal piccolo produttore».
Fra le proposte anche quella di inserire la possibilità di «richiedere un supporto economico e formativo per il recupero paesaggistico e agrario di terreni olivetati incolti e sensibilizzare e coinvolgere realtà, enti ed istituzioni territoriali, comprese le associazioni di categoria interessate».
Secondo Legambiente, l’importanza dei piccoli produttori o produttori amatoriali è fondamentale per la salvaguardia del territorio, anche perché «l’agricoltore regima il deflusso primario delle acque limitandone e controllandone l’irruenza ed i conseguenti rischi di alluvioni – spiega Sessa – per difendere il paesaggio agrario, salvaguardare il territorio di collina e limitare i rischi di alluvioni in pianura occorre un’adeguata presenza dell’uomo in collina, presenza che non può essere disgiunta da un’adeguata ed etica fonte di reddito, e l’olivicoltura può racchiudere tutti questi elementi».
L’appello di Legambiente si rivolge alle istituzioni. «La Regione Toscana, pur essendo al corrente della situazione, la sottovaluta, mentre urgono interventi rapidi per vincere il degrado. L’agricoltura è tornata al centro dell’agenda politica del governo con la legge di stabilità 2016, ma si parla solo di agricoltura professionale, mentre servono risorse anche per gli investimenti finalizzati sul territorio da parte di chi, come privato cittadino, svolge un ruolo parallelo nel mondo rurale».
Eleonora Ferri
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