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Un mese per salvare il Centro di ricerca del Padule di Fucecchio

di Luca Signorini
Un mese per salvare il Centro di ricerca del Padule di Fucecchio

Drammatica assemblea dei soci a Larciano: l’assessore regionale Fratoni chiama i “fuoriusciti” a rientrare, Vanni ritira le dimissioni

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LARCIANO Entro il 31 gennaio o si fa il nuovo Centro di ricerca e documentazione del Padule di Fucecchio, o si “muore”. La Regione Toscana pone il suo diktat sul futuro dell'associazione Onlus e dell'area umida interna più grande d'Italia: è necessario che i Comuni, le associazioni ambientaliste e venatorie, il Consorzio di bonifica del Basso Valdarno, i proprietari e i cacciatori (cioè quello che viene definito “il territorio”), trovino una strada condivisa per salvaguardare un’eesperienza ormai ventennale di gestione del Padule e del Centro visite di Castelmartini, oltre ad assicurare l'occupazione ai due dipendenti dell’organismo (che dal 1° gennaio hanno subito un taglio del 50 per cento all'orario di lavoro, e al relativo stipendio) e ai tanti collaboratori occasionali.

La soluzione abbozzata pare essere quella di trasformare la struttura in un vero e proprio centro studi e ricerche (lasciando sullo sfondo la promozione turistica) che si occupi non solo della conservazione, tutela e valorizzazione del Padule, ma anche di tutte le altre emergenze paesaggistiche presenti sul territorio, dalle colline del Montalbano a quelle della Valleriana, dai numerosi borghi storici ai corsi d'acqua. In modo da intercettare finanziamenti e contributi europei, statali e regionali, tramite bandi e progettualità ben definite.

Il rischio è lasciare le riserve naturali, gli itinerari naturalistici e l'habitat palustre (con la sua grande varietà di flora e fauna) al loro destino, in sostanza abbandonati. Perché Firenze non ha alcuna intenzione di intervenire direttamente nella gestione dell'affare, anche se con il 2016 ha in carico il tema ambiente, prima tra le deleghe della Provincia di Pistoia.

Sabato 9 gennaio all'assemblea dei soci del Centro di ricerca l'assessore regionale all'ambiente, Federica Fratoni, ha in pratica dettato le linee ai soggetti locali, che ora hanno il compito di richiamare all'ordine gli enti fuoriusciti: i Comuni di Ponte Buggianese, Larciano, Lamporecchio e Altopascio, insieme a Federcaccia (e non, come era emerso, a Wwf Empoli, la cui sezione è rappresentata dal Wwf Pistoia-Prato). Se solo un rappresentante declinasse l'invito, sarebbe il de profundis definitivo della Onlus.

I tempi però sono piuttosto stretti: «Per ora la situazione è congelata, e io per senso di responsabilità ho ritirato le mie dimissioni da presidente fino al prossimo consiglio di amministrazione in quanto non è stato individuato un sostituto - ha detto il sindaco di Monsummano e presidente della Provincia, Rinaldo Vanni - entro la fine del mese convocheremo un convegno dove tutti i portatori d'interesse intorno al Padule dovranno essere presenti, con l'obiettivo di trovare un accordo per ridefinire gli assetti e la mission e dare un futuro al Centro di ricerca. Sarà l'occasione per fare un focus sugli aspetti ambientali, paesaggistici e turistici dell'area. Dobbiamo trovare un equilibrio, si tratta di ridefinire i contenuti generali del “progetto Padule”, modificare lo statuto con il fine di avere una visione unica e condivisa su ciò che il Padule rappresenta per la Valdinievole e non solo».

Così la Fratoni: «Nell'assemblea dei soci abbiamo affrontato in modo franco i problemi e provato a indicare una strada, il territorio deve tornare a scommettere sul Centro di ricerca. La Regione ha investito molto, almeno 5 milioni di euro negli ultimi 15 anni, veicolati attraverso la Provincia e altri enti, ma ora dobbiamo trovare nuove progettualità per il futuro. Se il Centro tornerà ad essere un punto di riferimento in cui si incontrano l'interesse pubblico e quello privato intorno al Padule, noi ne prenderemo atto e riconosceremo la struttura come elemento di valore, che così potrà continuare a svilupparsi e a crescere. Non posso che esprimere il mio auspicio per un recupero e un rilancio di questa esperienza. E non è neppure una questione di soldi, ma soprattutto di volontà politica che deve convergere».

Secondo il Wwf, invece, per salvaguardare il Padule è oggi fondamentale «arrivare al tanto auspicato e necessario ampliamento dell'area protetta. Chiediamo a tutte le istituzioni un concreto e urgente impegno per assicurare al Padule un'adeguata tutela e nello stesso tempo una corretta ed efficace gestione. Un impegno che deve essere unitario e compartecipato da tutti gli enti interessati e competenti sull'area umida».

Insomma, Firenze da una parte lancia il suo aut aut, ma dall'altra si defila. E quindi tocca agli attuali (e soprattutto vecchi) soci trovare l'intesa. Anche se forse, a questo punto, è troppo tardi, visti i giorni contati. E il futuro del Centro di ricerca resta appeso a un filo.

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