Il dolore
Spunta l’ipotesi dell’omissione di soccorso
Montecatini, nuova querela della famiglia del trentaduenne ucciso dal monossido: coinquilino indagato in vista dell’autopsia
MONTECATINI. In seguito all’ulteriore esposto-querela – questa volta con l’ipotesi di reato di omissione di soccorso – presentato dai familiari della vittima, è stato iscritto nel registro degli indagati il coinquilino di Mario Qorri, il trentaduenne di origini albanesi trovato morto domenica pomeriggio, 3 gennaio, in un appartamento di via del Salsero, a Montecatini, stroncato dal monossido di carbonio che si è sprigionato dai tizzoni ardenti che, in un bidone di latta, si era portato in camera da letto per difendersi dal freddo.
Anche se l’esame esterno sulla salma eseguito ieri mattina, 5 gennaio, all’obitorio dal medico legale Alberto Albertacci sembra confermare in pieno l’ipotesi della disgrazia, il pm Claudio Curreli ha deciso infatti di far eseguire l’autopsia, accogliendo la richiesta presentata dal fratello e dalla sorella della vittima tramite l’avvocato Massimo Sardo. Proprio in vista dell’autopsia, in programma sabato mattina, 8 gennaio, la procura ha inviato al coinquilino della vittima un’informazione di garanzia: un atto dovuto per consentirgli di nominare un proprio consulente.
Ieri all’esame esterno della salma ha preso parte anche il medico legale di parte dalla famiglia Qorri, la dottoressa Antonella Mascagni. E del pool difensivo è stato chiamato a far parte anche l’investigatore privato Paolo Meacci. Mario Qorri abitava in una stanza dell’appartamento di via del Salsero (non era lì agli arresti domiciliari per questioni di droga, come erroneamente scritto nei giorni scorsi, ma in detenzione domiciliare per una condanna passata in giudicato).
Domenica pomeriggio è stato trovato morto nel suo letto. È stata la polizia a sfondare la porta della camera, dopo l’allarme dato dal suo coinquilino (la compagna in questi giorni si trova in Russia, con il proprio figlio, nato da una precedente relazione). Nella stanza – i cui infissi erano stati sigillati con del nastro adesivo per bloccare gli spifferi – c’era il braciere artigianale con cui il trentaduenne aveva pensato di scaldarsi, visto che in casa il riscaldamento non funziona.
«Ci sono molteplici dubbi sulla dinamica dei fatti – spiega l’avvocato Sardo – A cominciare dalle discordanze sugli orari fino a tutta una serie di corrispondenze telefoniche e documentazioni da noi prodotte. Atti coperti dal segreto su cui potremo essere più chiari in seguito. Anche dopo gli interrogatori disposti dalla procura».
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