Il Tirreno

Montecatini

Il volontariato perde infermieri e trasporto

Francesca Maltagliati
L'inaugurazione di un pulmino per il trasporto dei disabili in Valdinievole (Foto Archivio)
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L'inaugurazione di un pulmino per il trasporto dei disabili in Valdinievole (Foto Archivio)

L’Asl e la Società della salute della Valdinievole dicono addio alle Pubbliche Assistenze e alle Misericordie. Che ora rischiano di dover rinunciare a entrate importanti

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MONTECATINI. L’Asl e la Società della salute dicono addio alle Pubbliche Assistenze e alle Misericordie. Dopo decenni di collaborazione i servizi di prelievo del sangue, assistenza domiciliare infermieristica e trasporti sociali migrano all’esterno, verso le cooperative. Una rivoluzione che nei prossimi mesi investirà il territorio della Valdinievole, perché nella piana i cambiamenti, almeno in parte, ci sono già stati. Una rivoluzione che, secondo alcuni, mette a rischio la vita stessa delle due associazioni.

Il destino di decine di impiegati amministrativi e di operatori sanitari è in forse, per non parlare di centinaia volontari, il cui impegno diverrebbe inutile. «Il rischio grosso che corriamo – dice Massimilano Bonomini, presidente Coordinamento Pubbliche Assistenze – è quello di non avere più risorse da investire su altri servizi e sul territorio. Inoltre gestire questi servizi ci ha sempre permesso di creare rete e socialità con i cittadini e di mantenere un rapporto stretto con il territorio. Un patrimonio che non vorremmo perdere».

Ma la questione principale è un’altra: la qualità del servizio. Le gare proposte da Sds e dall’Asl infatti fanno sorgere fra gli addetti ai lavori dubbi sulla possibilità di mantenere gli attuali standard di qualità. Se tali preoccupazioni avessero un fondamento a rimetterci sarebbe il cittadino che usufruisce di tali servizi.

Ma partiamo dal principio. È l’8 marzo del 2013 la data in cui la giunta della Sds approva una delibera per procedere all’attivazione di una gara per l’affidamento dell’organizzazione e gestione del servizio di assistenza infermieristica domiciliare. Tutta la politica locale, riunita intorno a un tavolo, ha così deciso di cancellare con un colpo di spugna decenni di collaborazioni. Fino ad allora le due associazioni avevano effettuato in Valdinievole il servizio grazie ad una convenzione risalente a diversi anni fa, rinnovata e poi prorogata periodicamente. Passa il tempo, quasi due anni, e nel luglio di quest’anno arriva la gara. Una gara da cui le due associazioni di volontariato sono escluse a priori, poiché fra i requisiti imposti c’è l’iscrizione alla Camera di Commercio.

«La scelta della Sds – spiega Gianluca Staderini, coordinatore delle Misericordie Area Valdinievole – di bandire una gara è del tutto legittima. In realtà quei servizi che l’Asl e la Sds vogliono affidare tramite gare pubbliche da diverso tempo li espletiamo con difficoltà perché, spesso, in perdita. Qualcosa doveva cambiare».

A partecipare alla gara un unico soggetto, la cooperativa CoeSo di Pistoia che potrebbe portarsi a casa, se la Sds le affiderà l’appalto, un contratto triennale dal valore di un milione e 695mila euro, a tanto ammonta il valore economico dell’appalto, prorogabile per due anni. «Siamo preoccupati per i posti di lavoro – commenta Massimiliano Bonomini – poiché al servizio lavorano diverse persone, fra infermieri e amministrativi. Il servizio infatti è espletato da 28 infermieri di cui 12 con il contratto nazionale Anpas e Misericordie e 16 a partita Iva». Una preoccupazione motivata poiché la gara prevede che il numero minimo di infermieri impegnati nel servizio sia proprio di 12. A rischiare di più sono quindi i 16 a partita Iva. Un rischio lo corrono poi i vari impiegati delle associazioni impegnati su questo e sugli altri servizi che verranno affidati all’esterno.

E anche se c’è chi è ottimista, come Gianluca Staderini che afferma che «la Misericordia non morirà mai perché fornisce decine di altri servizi al territorio», c’è chi non può evitare di esprimere rammarico, come Daniele Bonini, quasi 40 anni di volontariato e oggi impiegato nella Pubblica Assistenza di Pescia. «Oltre alla grande preoccupazione per quale sarà il destino di noi lavoratori – commenta – c’è la paura che le associazioni divengano delle cattedrali nel deserto, che un patrimonio storico e sociale vada perduto. E poi, soprattutto, che a farne le spese sia quello che per noi è sempre stato al centro di tutto: il cittadino».

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