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Montecatini

Meningite, disdette nel ristorante frequentato dal pensionato colpito

Lo staff della Locanda di Manù a Traversagna (Foto Nucci)
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Lo staff della Locanda di Manù a Traversagna (Foto Nucci)

I primi ad attivarsi sono stati i titolari del ristorante di Traversagna dove il pensionato aveva pranzato per Natale, che hanno avvertito i clienti. "Purtroppo sono arrivate disdette anche se non ci sono pericoli"

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MASSA COZZILE. Sono stazionarie le condizioni del 67enne di Buggiano ricoverato in prognosi riservata da domenica scorsa, 27 dicembre, nel reparto di malattie infettive dell’ospedale San Jacopo di Pistoia perché infettato dal batterio del meningococco del ceppo C, definito anche “ceppo toscano”. Già lunedì l’Asl 3 aveva fatto sapere che era stata immediatamente attivata la terapia antibiotica «per i familiari e le persone con le quali il paziente, nei giorni precedenti al manifestarsi della malattia, aveva avuto contatti ravvicinati, in particolare alcuni parenti stretti e amici».

Per coloro, invece, che due giorni prima il ricovero, vale a dire il giorno di Natale, erano nello stesso ristorante dove il pensionato ha pranzato assieme ad altri tre familiari, l’Asl 3 sempre lunedì 28 aveva diramato un invito, tramite gli organi di informazione, a effettuare la profilassi prevista in questi casi, che consiste nell’assunzione di un antibiotico specifico, recandosi negli ambulatori di Villa Ankuri a Margine Coperta. E proprio nel tentativo di raggiungere tutte le persone interessate, l’azienda sanitaria pistoiese aveva diffuso anche il nome del ristorante dove il pensionato aveva pranzato il 25 dicembre: la Locanda di Mamù a Traversagna.

«Noi però non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione – racconta Pasquale Mugnetti, padre di Manuela, titolare del ristorante – e l’abbiamo saputo da un’amica che aveva letto la notizia proprio sul sito Internet del Tirreno». Il caso ha voluto che l’altro lunedì il ristorante fosse chiuso per turno, per cui non era stato possibile avvertire la titolare di quanto era accaduto. «Per prima cosa - prosegue Pasquale - tutti e cinque noi addetti al ristorante nel pomeriggio siamo andati a Villa Ankuri per sottoporci alla profilassi prevista. Poi sono venuto al locale per prendere i numeri di telefono di coloro che avevano prenotato il pranzo di Natale. Erano circa 80 clienti, ma i gruppi (tutti familiari e amici) erano soltanto una mezza dozzina, per cui non è stato difficile rintracciarli. L’ultima famiglia l’ho raggiunta stamani al telefono».

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Ma per i Mugnetti però i problemi non erano finiti. «Da stamani (martedì 29, ndr) sono iniziate ad arrivare le disdette per le prenotazioni del cenone di Capodanno. La gente ha letto la notizia e si è impaurita». Un timore del tutto infondato, perché la meningite si propaga solo a contatto o nelle vicinanze della persona infettata. Per questo la profilassi viene prevista per coloro che l’hanno frequentata o gli sono state vicine in un ambiente chiuso. Nei giorni successivi alla sua presenza, i locali sono assolutamente sicuri. Così come nessun pericolo può arrivare dal personale del ristorante, che si è subito sottoposto alla terapia prevista.

 

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