Pescia, incastrata la banda delle truffe “Postepay”
Si facevano ricaricare la carta e si dileguavano senza pagare: identificati e denunciati dalla polizia gli autori di almeno tre colpi
PESCIA. La tecnica era sempre la stessa. Entrati nella tabaccheria in coppia, chiedevano di effettuare una ricarica di alcune centinaia di euro su una carta Postepay e, non appena il gestore aveva terminato l’operazione, si dileguavano in pochi istanti, senza pagare. Decine le truffe messe a segno negli ultimi mesi, tra la Valdinievole e la Lucchesia. Al termine delle indagini portate a termine dagli investigatori del commissariato di Pescia, i tre componenti della banda sono però stati identificati e denunciati.
Si tratta di tre giovani romeni: un maschio di 23 anni e due ragazze di 19 e 17 anni. A loro sono state attribuite con certezza tre truffe, due compiute a Pescia e una a Lucca. Ma sono in corso accertamenti anche in altre province, in quanto vi sono indizi che la banda abbia messo a segno svariati colpi anche in altre città, Livorno compresa. Per ora, i tre giovani, tutti provenienti dal Viareggino e già noti alla giustizia per reati simili, risponderanno in concorso dei reati di truffa e sostituzione di persona. Nei loro confronti verrà inoltre avviato il procedimento per l’adozione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, con divieto di ritornare nei territori comunali della Valdinievole.
La diciannovenne, pur non partecipando attivamente alle truffe, era comunque complice, in quanto titolare della carta utilizzata e beneficiaria delle somme illecitamente ricaricate.
Le indagini dei poliziotti pesciatini sono partite in seguito alle denunce che, a partire dalla seconda metà di ottobre, venivano sporte al Commissariato. Gli investigatori dell’Anticrimine hanno innanzitutto ricostruito, con l’aiuto delle vittime, il modus operandi messo in atto dalla banda.
Un raggiro in effetti molto semplice, in quanto i truffatori chiedevano l’effettuazione di una ricarica su carta prepagata Postepay per importi che variavano dai 400 ai 600 euro, fornendo un numero di carta ed un codice fiscale di illecita provenienza. A questo punto attendevano semplicemente che il gestore desse la conferma dell’avvenuta transazione e alla richiesta del denaro dovuto, con delle banali scuse – generalmente quella di dover andare a prendere il portafogli dimenticato in macchina – si allontanavano facendo perdere le proprie tracce saltando a bordo di un’auto guidata da un terzo complice.
Una strategia efficace, sia perché non fa sorgere alcun sospetto nella vittima, sia perché comporta un basso rischio (se smascherati gli autori possono allontanarsi impuniti) sia perché il titolare ingannato non dispone di alcun mezzo per interrompere il trasferimento del denaro, che, avvenuta la conferma dell'operazione, viene irrimediabilmente accreditato sulla carta nella disponibilità dei truffatori.
I tre denunciati, con tale metodo sono stati in grado di accaparrarsi in pochi giorni almeno 2.250 euro, per quanto appurato dagli investigatori del commissariato in occasione di due truffe avvenute a Pescia e di una messa a segno a Lucca. Ad incastrali, foto, video, estratti delle transazioni e testimonianze.
Come detto, la stessa banda avrebbe compiuto altri colpi con il medesimo modus operandi anche a Livorno, per i quali stanno indagando le locali forze dell’ordine.
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