Situazione delle Terme Montecatini, subito un consiglio straordinario
Centrodestra all'attacco: "Inutile convocare un’altra riunione della Commissione partecipate"
MONTECATINI. Inutile convocare un’altra riunione della Commissione partecipate sulle Terme, come aveva chiesto ieri il consigliere M5s Cristiano Berti. Molto meglio discutere della situazione che attraversa l’azienda in un consiglio comunale straordinario. Così intervengono i coordinatori dei tre partiti di Centrodestra: Marco Silvestri (Forza Italia), Ilaria Michelucci Pancioli (Fratelli d’Italia) e Luciana Bartolini (Lega Nord). E nel dire questo non risparmiano pesanti critiche alla presidente della commissione stessa Silvia Motroni (Lista Ora).
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«Alla luce anche delle dichiarazioni della Regione che, con l'assessore Fratoni, prima vota il Documento di programmazione economica con cui toglie ogni speranza a Montecatini, e contemporaneamente dichiara che comunque risolverà il problema, vista la poca chiarezza di questa amministrazione nel gestire questo problema chiediamo alla presidente Motroni di risparmiarci l'ennesimo maldestro tentativo di sollevare una cortina fumogena per giustificare un modo “tanto creativo quanto passivo” di ricoprire l'importante ruolo di minoranza, allungando i tempi con la convocazione della Commissione stessa. Si unisca piuttosto a noi nel chiedere la convocazione di un consiglio comunale straordinario».
«C'è stato un tempo - rincara il centrodestra - in cui sarebbe stato utile un suo intervento a salvaguardia del patrimonio del Comune, rappresentato dalle azioni della Società Terme e oggetto di impoverimento nell'aumento di capitale sociale effettuato al valore nominale e sottoscritto a tale titolo dalla Regione, a discapito del patrimonio comunale per almeno 16 milioni. Magari potrebbe spiegare i motivi per cui non si è attivata per recuperare tale mancato versamento nelle casse. La Regione ha avuto un comportamento quantomeno ambiguo: prima delle elezioni ha parlato di un suo intervento nel finanziare i 50 milioni di euro per concludere i lavori delle Leopoldine, post elezioni si è ricordata della legge che obbliga alla dismissione delle quote nelle società partecipate. Ci chiediamo quanti e quali immobili saranno persi dalla città per acquisire le quote societarie della Regione».
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