Il dolore
Le castagne ci sono ma il mulino è chiuso
MARLIANA. Il cinipide è scomparso, i castagni sono sani e i loro frutti sono in grado di produrre una buona quantità di farina. Anzi, sarebbero in grado: perché l'antico mulino a pietra e il metato...
MARLIANA. Il cinipide è scomparso, i castagni sono sani e i loro frutti sono in grado di produrre una buona quantità di farina. Anzi, sarebbero in grado: perché l'antico mulino a pietra e il metato di Momigno, aperto nel 2003 nei locali dell'ex scuola elementare della frazione marlianese, è ormai inattivo da circa tre anni (dal giugno 2013 per dodici mesi ha anche ospitato gli alunni della materna di Montagnana, che era in fase di ristrutturazione). A denunciarlo sono Maurizio Lenzi e Piera Gonfiantini, consiglieri di minoranza del gruppo Centrosinistra per Marliana.
La struttura, destinata all'essiccazione e alla lavorazione delle castagne (ma anche alla vendita diretta), «in questa annata produttiva - dicono - non entrerà in funzione perché la giunta non ha programmato per tempo la manutenzione dell’impianto e ricercato le maestranze necessarie per la sua gestione. C'è grande sconcerto nei produttori locali, che dovranno portare fuori dal territorio le castagne per la macinazione».
«L’amministrazione precedente (a guida Pd, ndr) aveva creduto in questo progetto investendo risorse economiche importanti - proseguono - venendo incontro alle necessità delle attività agricole ancora presenti. Da subito il mulino aveva cominciato a lavorare, arrivando a produrre fino a 300 quintali di farina dolce, con una crescita media annua stimata di 30 quintali. La struttura è divenuta in poco tempo il punto di riferimento dei produttori di farina dolce della montagna pistoiese: il cinipide ha purtroppo interrotto questo trend e il mulino è stato chiuso, oseremo dire abbandonato». Cittadini, associazioni e produttori hanno poi contribuito alla lotta al cinipide, vincendola, il risultato è stata una ripresa della produzione di castagne, ma il mulino non è in funzione: «Colpa di un'amministrazione che non sa rispondere alle più banali esigenze della comunità -chiude la nota- che non ha programmato alcun intervento sulla struttura e non ha minimamente pensato di riattivare i locali per la macina (sarebbero bastate due settimane), eppure i segnali di ripresa erano evidenti già da settembre». (Lu.Si.)
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