Sicurezza
Task force per eliminare i sali radioattivi dalle Terme
Montecatini, addio all’ultima eredità di Madame Curie: una ditta specializzata ha “liberato” l’ex stabilimento dei prodotti derivati
MONTECATINI. Definitivamente bonificato dalle “sorgenti radioattive” lo stabilimento degli ex-prodotti derivati, che le Terme avevano ceduto alla Asl nel 2010.
Per tanti anni, in quell’immobile posto all’incrocio tra viale Marconi e via della Salute e oggi in disuso, era stata realizzata l’acqua radioattivata, ovvero l’acqua termale addizionata da alcuni sali radioattivi (prodotti probabilmente fuori Montecatini e qui trasportati in un secondo momento) che si trovavano all’interno di speciali contenitori di piombo. Dopo il primo intervento fatto nel 2013, quando le sorgenti radioattive vennero messe in sicurezza e immagazzinate in uno spazio off-limits, ieri un nuovo intervento ha visto uno spiegamento di forze imponente (tra tecnici specializzati e forze dell’ordine), tutte impegnate a caricare i vari bidoni con i sali su due camion, che poi Nucleco, società romana di ecoingegneria nucleare, si preoccuperà di smaltire (dove non siamo riusciti a saperlo, né dalle Terme, né dall’amministrazione comunale). Le sorgenti radioattive fino agli anni ’60-’70 venivano utilizzate per produrre l’acqua termale radioattivata. Tutto era nato dagli studi fatti all’inizio del secolo scorso da Marie Curie (che verrà anche a Montecatini per validare le sue teorie e alla quale il sindaco Giuseppe Bellandi vorrebbe dedicare una strada).
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Poi, con gli anni, la radioattività venne presa d’assalto come nuova frontiera del benessere generale, quasi fossero vecchi rimedi della nonna: medicine, creme da signora, ma anche dentifrici, shampoo e integratori per animali. E questo nonostante la stessa Curie avvertisse che, nonostante ci fosse una base scientifica, la ricerca in merito era ancora troppo poco sviluppata per giustificarne un utilizzo così disinvolto.
«Questa particolare acqua – spiega il sindaco Giuseppe Bellandi – era usualmente utilizzata per la cura di numerosi disturbi diffusi: si diceva che fosse in grado di esaltare i poteri curativi. Ricordo che fino agli anni ’70 al Tettuccio c’era un’ampolla con l’acqua radioattivata, che si poteva anche acquistare in bottiglia. Poi il termalismo ha preso un’altra strada e negli ultimi anni si è deciso di eliminare queste sorgenti».
Nell’intervento di ieri, comunque, si parla di quantitativi molto piccoli, che fino ad alcuni anni fa era lecito utilizzare e che ora, per le nuove normative, non è più possibile fare. «È stata fatta – spiega la consulente delle Terme Arabella Ventura – un’opera di smantellamento definitiva, dopo una prima messa in sicurezza eseguita un paio di anni fa. Non appena siamo venuti a conoscenza di questa vicenda ci siamo precipitati per risolverla». Nucleco, infatti, oltre essere specializzata nella gestione dei rifiuti radioattivi, si occupa normalmente della decontaminazione dei siti nucleari e industriali. Ieri tutti i soggetti coinvolti ci hanno detto che la città poteva stare tranquilla anche prima dell’intervento: ma ora che i sali radioattivi sono saliti su quei camion e portati chissà dove (e comunque smaltiti - non abbiamo motivo di dubitare - nel massimo rispetto dell’ambiente) forse lo siamo un po’ di più.
(ha collaborato Elena Guerri)
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