Il Tirreno

Montecatini

C’è l’Ave Maria per l'addio a don Furio

di Martina Trivigno
Un momento del funerale di don Furio Fabbri (Foto Nucci)
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Un momento del funerale di don Furio Fabbri (Foto Nucci)

I fedeli di San Baronto e Porciano hanno dato l’ultimo saluto al loro parroco originario di Seano e scomparso all'età di 88 anni

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LAMPORECCHIO. Le dolci note, un po' melanconiche, dell’Ave Maria di Gounod, risuonano nella Chiesa di San Baronto. Dove una grande folla di persone si è radunata per rendere l’estremo saluto a don Furio Fabbri, il sacerdote delle parrocchie di San Baronto e Porciano, scomparso sabato mattina, all’età di 88 anni. In una cerimonia funebre commovente e sentita. Numerose le attestazioni di cordoglio, ma soprattutto di affetto e di stima nei confronti del parroco che ha lasciato due comunità orfane della propria guida spirituale e di un importante punto di riferimento.

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Oltre cinquanta i sacerdoti delle Diocesi di Pistoia e Prato, che hanno concelebrato la funzione liturgica, in un atto con cui «la Chiesa ha onorato un suo umile servo». Anche il vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, ha ricordato con affetto don Furio. In particolare ha raccontato del loro ultimo momento insieme, venerdì scorso. Il vescovo ha poi letto il testamento spirituale del sacerdote. E anche in questo ultimo, estremo atto, il pensiero di don Furio è andato sempre a loro, i suoi parrocchiani. Don Furio era nato a Seano, in provincia di Prato ed era stato ordinato sacerdote nel 1951. Nel 1995, poi, era arrivato a San Baronto e nel 2004 gli venne affidata anche la parrocchia di Porciano. «Avvertimmo fin da subito – dicono, commossi, i parrocchiani – la forza di una personalità nutrita di fede, sapienza e radicate convinzioni pastorali. La sua presenza era discreta ma penetrante, attraverso la vicinanza ai bisognosi, ma anche mediante le sue omelie profonde e dense di significato». Tuttavia don Furio è riuscito a far conciliare le esigenze religiose con le necessità pratiche delle comunità. A San Baronto, infatti, aveva fatto restaurare la cantina e i magazzini dell’antica abbazia, mettendoli a disposizione del paese. Ed anche a Porciano lasciò la sua impronta, facendo risistemare la cappella della Compagnia e allestendo, nella vecchia cantina parrocchiale, un museo di arte sacra e uno di arte contadina e di antichi mestieri, adesso a cura della locale Pro loco. Tuttavia il suo impegno più grande fu rivolto ai giovani e in tanti gli hanno tributato l’ultimo saluto nella chiesa di San Baronto.

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