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Piscina chiusa: genitori attaccano la Provincia

di Maria Salerno
Piscina chiusa: genitori attaccano la Provincia

Perché ha fatto riaprire l’impianto solo per 20 giorni? La preoccupazione è che i ragazzi dei corsi di nuoto ora non possano trovare soluzioni alternative

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PESCIA. «Perché la Provincia ha fatto riaprire la piscina Marchi se aveva intenzione di farla chiudere 20 giorni dopo?». A sollevare la questione sono alcuni genitori dei ragazzi della squadra di nuoto agonistico, che proprio in quell’impianto vanno ad allenarsi e che non nascondono i propri timori circa l'impossibilità da qui a breve di continuare a farlo.

Dopo l’annuncio di giovedì scorso del presidente Rinaldo Vanni che la piscina a fine mese chiuderà, i genitori degli utenti più giovani dell’impianto sono letteralmente entrati nel panico.

«Siamo finiti al centro di una diatriba tra la Provincia e la società Acquatica che gestisce l’impianto – dicono alcuni di loro – ma in realtà a fare le spese più grosse in tutta questa situazione saranno gli utenti. Sono loro, infatti, che nei prossimi mesi andranno incontro ai disagi più grandi, vedi la difficoltà di trovare un'altra piscina nella quale continuare ad allenarsi».

Gli utenti, infatti, non hanno creduto all'ipotesi di una chiusura temporanea di breve durata, di una settimana o di dieci giorni al massimo, come ha detto Vanni. Quello che temono è che molto più realisticamente tra la Provincia e il gestore scoppierà un contenzioso.

«In quel caso - dicono - l'impianto rimarrebbe chiuso per mesi. Il gestore porterà via tutte le sue cose e per riallestire nuovamente la struttura e renderla idonea allo svolgimento delle attività passerebbe altro tempo, molto altro tempo. E cosa faranno nel mentre i nostri ragazzi? Le piscine lavorano con gli abbonamenti, si sa, e nella fascia oraria più gettonata per chi di mattina è a scuola, che è quella dalle 14 alle 15, gli impianti saranno già quasi tutti occupati».

Sono circa 500 attualmente gli utenti della “Marchi”, una settantina in tutto quelli che nuotano a livello agonistico.

«Dicono che l'impianto sia carente sotto il profilo della sicurezza - protestano gli utenti - ma l'impianto 20 anni fa era così e se oggi a distanza di 20 anni continua ad essere così, la colpa non può essere attribuita unicamente al gestore, che è subentrato nel 2010. Prima delle sue inadempienze, infatti, ci sono quelle delle amministrazioni che negli anni si sono succedute senza mai provvedere alla manutenzione dell'impianto e adesso tocca a noi pagare il prezzo più alto, rinunciare ad un servizio importante, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sociale ed educativo. Lo sport, infatti, non rappresenta solo una valvola di sfogo per i giovani, ma uno strumento che li tiene lontani dalla strada».

Il rammarico degli utenti è soprattutto quello che la provincia non abbia aspettato “giugno 2016” per avviare l'iter dell'affido al nuovo gestore, come s'era detto inizialmente.

«Sarebbe stato il tempo giusto per dare continuità all'attività dell'utenza - dicono - e mettere in campo una sorta di programmazione futura. Anche dal punto di vista strategico, avrebbe significato consegnare un impianto con degli utenti soddisfatti».

«Molti, invece - concludono i genitori - sono stati mandati via in questi giorni, nel senso che in queste condizioni la società, che già si vede costretta a restituire i soldi degli abbonamenti a chi non ne usufruirà, non si è sentita di farne di nuovi. E dire che proprio noi utenti abbiamo dimostrato molta pazienza di fronte ad una situazione così assurda e paradossale. E adesso siamo proprio noi a pagare il prezzo di un fallimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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