La protesta
Profughi musulmani di Marliana alla messa contro il terrorismo
Don Alessandro Carmignani racconta il gesto spontaneo di Oumarou che a nome dei suoi compagni legge un messaggio contro gli attentati. «Il Corano da nessuna parte chiede il sacrificio di innocenti»
MARLIANA. Un gesto spontaneo di solidarietà per le vittime e di netta condanna dei terribili attentati terroristici di Parigi. È quello che hanno voluto testimoniare alcuni profughi di fede islamica ospitati a Marliana durante la Messa domenicale.
A raccontarlo è lo stesso parroco, don Alessandro Carmignani, a nome anche della comunità parrocchiale.
«Un venerdì sera come tanti, l'inizio del fine settimana dedicato al riposo, allo svago, agli amici – inizia don Alessandro – una città, Parigi, ma poteva essere Milano, Roma, Firenze. La gente in strada, nei ristoranti, allo stadio, ad un concerto rock. In pochi minuti tutto viene sconvolto. Esseri umani senza scrupoli e senza fede barbaramente e freddamente tolgono la vita ad altri esseri umani. A noi spettatori di questa ennesima tragedia, di questo crimine efferato, manca il fiato di fronte alle immagini che entrano nelle nostre case, che entrano nelle nostre vite. La speranza vacilla, coscienti che non si è al sicuro in nessun luogo e in nessun momento».
«Per riaccendere questa speranza – prosegue – basta però che un gruppo di ragazzi musulmani, provenienti da mezzo mondo e ospitati da più di un anno a Marliana, decida di partecipare alla Messa domenicale nella nostra chiesa di San Nicola, e così tutto cambia. In quella chiesa che loro vedono un luogo sacro come una moschea, Oumarou, giovane musulmano maliano, allo scambio della pace prende la parola insieme ai suoi fratelli nella fede per ricordarci che con qualunque nome si voglia chiamare Dio/ Allah è uno solo ed è davvero grande e non è certo Lui a chiedere il sacrificio di innocenti vite umane. Sono questi ragazzi musulmani i primi a condannare questo crimine, ricordandoci che da nessuna parte nel Corano è chiesto il sacrificio di innocenti in nome della religione. L'Islam non è il terrorismo. Non è ciò che i media ci fanno vedere, è molto altro, molto di più, è un mondo multiforme che ci fa paura anche perché non lo conosciamo».
Terminato il suo discorso scritto su di un foglio a quadretti, Oumarou e gli altri ragazzi si dirigono verso la gente per dare un segno di pace: «La tensione si scioglie – racconta il parroco – e quello sgomento che c'era lascia il posto a un sorriso, a una stretta di mano sincera, tra fratelli, a un gesto semplice ma vero di riconciliazione secondo il cammino evangelico delle beatitudini che agli operatori di pace promette la figliolanza divina. Il cuore torna a vivere. Contro chi erige muri restare umani, oggi più che mai, significa edificare ponti di amicizia. Quello che anche la nostra piccola comunità collinare cerca di fare attraverso gesti concreti di carità gratuita e di accoglienza generosa. Quello di Marliana è stato un gesto quasi invisibile, ma che è necessario sostenere insieme a tanti altri per costruire un mondo alla pace fra i popoli».
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