Gioco
Gli studenti del liceo incontrano i profughi fuggiti dalle guerre
L’incontro dei ragazzi del Salutati con cinque richiedenti asilo nella parrocchia di San Francesco Sarà realizzato anche un documentario con l’aiuto del regista pesciatino Samuele Rossi
MONTECATINI. Prosegue l'impegno di Caritas Dioceasana di Pescia nel trattare e approfondire il tema dell'immigrazione con gli studenti delle scuole del territorio. Un progetto che ha l'ambizione di far conoscere ai ragazzi dei due licei, Salutati di Montecatini e Lorenzini di Pescia, la situazione attuale e far alimentare in loro in pensiero libero da pregiudizi e da un'informazione sbagliata.
Anche quest'anno il referente Antonino Ruggiero ha coordinato l'iniziativa e proposto ai ragazzi di partecipare ad un concorso creativo. «L'anno scorso, dopo aver trattato il tema immigrazione con lezioni in classe, abbiamo dato piena libertà agli studenti di produrre un elaborato in qualsiasi formato. Quest'anno invece abbiamo deciso di restringere il campo ad una produzione video, chiedendo ai ragazzi di inviarci un video-selfie in cui esprimere il loro pensiero sui fatti di cronaca o sugli argomenti trattati in aula».
A corredo di queste lezioni, Caritas, in collaborazione con la Cooperativa Arkè - una delle associazione che si occupa per la Prefettura di gestire i profughi nel territorio della Provincia - ha pensato di far incontrare agli studenti un gruppo di immigrati, al fine di stabilire un dialogo libero e diretto. La prima fase di questo progetto, per il quale verrà realizzato un documentario curato dal regista pesciatino Samuele Rossi, si è conclusa con un incontro nel salone ricreativo della parrocchia di San Francesco, tra una ventina di studenti del liceo Salutati e 5 profughi, accompagnati dagli operatori, inseriti nel programma accolgienza della Cooperativa Arkè.
I giovani, di età compresa tra i 18 e 25 anni provenienti da diverse zone dell'Africa, hanno raccontato la loro esperienza e il loro viaggio verso l'Italia. Come quella di Sheriff, 20enne proveniente dal Gambia: «Nel mio paese ero studente stavo per iniziare l'Università quando ho dovuto interrompere gli studi per fuggire dai problemi politici e dalla guerra. Mi sono trasferito in Senagal, ma anche lì cose non sono andate bene. Sono salito fino in Libia, dove però ho trovato una situazione terribile, invivibile. Ho rischiato il tutto per tutto e ho affrontato il viaggio per Italia. Sono vivo e solo per questo ringrazio Dio ogni giorno».
La storia di Sheriff è la stessa di molti immigrati, di chi è scappato dal proprio paese (Camerun, Guinea o Nigeria) non con l'intenzione di venire in Italia ma solo per cercare un posto migliore in cui vivere, sposandosi da uno stato all'altro. «La situazione in Libia è talmente drammatica che molti questi ragazzi hanno visto nella traversata verso l’Italia l’unica possibilità di sopravvivenza - spiega Emiliano Corvino, operatore della Cooperativa Arkè – noi ci occupiamo della loro assistenza in tutto e per tutto, dallo sbarco alla sistemazione negli alloggi. Attualmente in Valdinievole sono circa 200 i profughi sotto la nostra tutela. C'è tanta disinformazione: molti non sanno nella maggior parte dei casi si tratta di rifugiati richiedenti asilo, e che una volta ottenuto escono automaticamente dal programma di assistenza. Il problema è che i tempi sono lunghissimi e questo crea disagi e affollamento». I famosi 35 euro a disposizione di ogni profugo, vengono infatti gestiti direttamente all'associazione per vitto, alloggio, abbigliamento e medicinali. Questo programma, che dovrebbe durare 30/40 giorni in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, si protrae invece per mesi, a causa delle tante richieste gestite dalla Commissione territoriale. In caso di risposta positiva, i profughi ottengono un permesso di 5 anni rinnovabile per altri 5; in caso contrario, hanno un mese di tempo per abbandonare il Paese (o fare ricorso).
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