Il Tirreno

Montecatini

Assolti dopo 5 anni albergatore e avvocato accusati di estorsione

MONTECATINI. Finito in carcere nel marzo 2010 con l’accusa di usura ed estorsione, attraverso il suo avvocato era riuscito a convincere la vittima ad accettare un accordo riparatorio, grazie al quale...

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MONTECATINI. Finito in carcere nel marzo 2010 con l’accusa di usura ed estorsione, attraverso il suo avvocato era riuscito a convincere la vittima ad accettare un accordo riparatorio, grazie al quale poter accedere al patteggiamento della pena ed ottenere le attenuanti generiche prevalenti. Cosa che poi era avvenuta. Se non che quella firma sull’atto transattivo fu ritenuta, dal Gico di Firenze e dalla procura di Pistoia, frutto di intimidazioni e pressioni. E l’ex albergatore montecatinese e il suo legale di Empoli finirono sotto inchiesta per estorsione.

Dopo oltre cinque anni, l’altra mattina, Ciro Pariota, ex titolare dell’hotel Tiffany, ed Enrico Ancillotti, ex avvocato empolese (nel frattempo ha cessato la professione, provato dalla vicenda giudiziaria), sono stati assolti dal giudice monocratico del tribunale di Pistoia, Luca Gaspari. Così come chiesto dallo stesso pubblico ministero Luigi Boccia, subentrato nel frattempo al collega che aveva dato inizio all’indagine, Francesco Sottosanti.

Il giudice ha inoltre disposto la trasmissione degli atti processuali alla procura, per procedere eventualmente per il reato di falsa testimonianza nei confronti di due testi, una commercialista pratese, Cinzia Piccioni, e il montecatinese Massimiliano Morini.

«Il procedimento che ha portato al rinvio a giudizio – spiega l’avvocato Matteo Cabigiosu, del foro di Pistoia, difensore di Pariota – nasce da un accordo transattivo addirittura depositato in tribunale ed utilizzato per il patteggiamento della pena davanti a un giudice per la accuse di estorsione e usura contro il mio assistito».

Pariota infatti, aveva usato metodi poco ortodossi per ottenere da Leonardo Balducci, 49 anni, di Montecatini, il pagamento di un debito di 6.300 euro. Pressioni che erano state regsitrate dai finanzieri del Gico che, in quel periodo televabo sotto controllo il telefono del Balducci.

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