Toscana
Lapenna racconta gli intrighi di 40 anni di politica
MONTECATINI. Quarant’anni di politica locale raccolti in un libro (un “pamphlet”, come lo definisce lui stesso) stanno per essere dati alle stampe da uno dei protagonisti assoluti della nostra vita...
MONTECATINI. Quarant’anni di politica locale raccolti in un libro (un “pamphlet”, come lo definisce lui stesso) stanno per essere dati alle stampe da uno dei protagonisti assoluti della nostra vita amministrativa. Gli ultimi ritocchi l’autore, Alberto Lapenna (oggi coordinatore provinciale di Forza Italia e consigliere comunale, ma in passato sindaco, vicesindaco e assessore), è pronto a darli nelle prossime settimane. Poi la strenna natalizia in salsa montecatinese sarà distribuita in libreria e, soprattutto, agli amici. “La verità secondo gli altri: 40 anni di impegni politici”, questo il titolo (provvisorio) del libro. «Perché secondo gli altri? Perché metterò dentro tutto quello che è stato detto di me e tutto il male che talvolta mi è stato fatto. E poi mi divertirò a raccontare intrighi e alleanze», spiega Lapenna. Che poi chiarisce che non si affiderà ad alcun editore, ma farà tutto da solo. Come quando cominciò l’“avventura”, appunto 40 anni fa. «Era il 1975 - ricorda - quando per la prima volta sono entrato in consiglio comunale nelle liste del Partito Socialista Italiano. Avevo 24 anni e il sindaco Lenio Riccomi mi affidò l’assessorato alla cultura e allo spettacolo». Da lì l’inarrestabile balzo in avanti, che lo porterà a diventare sindaco. Poi, però, il momentaneo stop del 1990. «Mi ripresentai alle elezioni da primo cittadino uscente - dice Lapenna - e presi 2.200 preferenze, con il mio partito, il Psi, che arrivò al 35 per cento. Ma su un terrazzo di un albergo di viale 4 Novembre si riunirono i poteri forti della città, con Amedeo Bartolini e Tullio Pancioli che decisero di far fuori quel giovane socialista proponendo l’innaturale (per allora) alleanza tra Dc e Pci». Di lì a poco arrivò Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica, che spazzarono via quella che sembrava “la vecchia politica”.
David Meccoli
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