Gioco
Vertenza Balducci, si apre uno spiraglio nella trattativa
Azienda disponibile a rivedere il numero dei licenziamenti. Il prossimo incontro coi sindacati è fissato per l’11 novembre
PIEVE A NIEVOLE. Se quella di due settimane fa era nera, mercoledì 28 ottobre è invece arrivata una fumata grigia dal tavolo di confronto aperto tra l'azienda Balducci e i sindacati. Dal secondo incontro formale sono usciti deboli spiragli positivi per i 12 lavoratori a rischio licenziamento (tra i settori della produzione, del commerciale e del magazzino), esuberi annunciati a inizio ottobre dal calzaturificio di via del Melo, un numero pari a più del 20 per cento del personale addetto, che conta oggi 57 persone impiegate. «L'azienda si è resa disponibile anche a rivedere il numero complessivo dei licenziamenti - dice Michele Gargini, Filctem Cgil- naturalmente noi abbiamo ribadito e sottolineato la necessità di utilizzare gli ammortizzatori sociali come forma di sostegno, con l'obiettivo di prendere tempo in attesa di una ripresa del mercato. Se non altro si inizia a entrare nel merito tecnico della questione registrando per la prima volta una positiva volontà da parte del calzaturificio».
Le sigle sindacali propongono da tempo l'apertura dei contratti di solidarietà, in modo da non disperdere le professionalità presenti, disporre e gestire la forza lavoro su base settimanale o mensile. Ma fino ad oggi i vertici della Balducci non erano mai andati incontro alle richieste avanzate. «La discussione è iniziata in modo piuttosto acceso, poi si è aperto un piccolo spiraglio e hanno cominciato ad ascoltarci -aggiunge Jury Citera, Femca Cisl- dopo i nostri numerosi solleciti ci siamo indirizzati su una strada che può considerarsi positiva. L'azienda ha spiegato di trovarsi in difficoltà con le banche nella richiesta di accesso al credito e di non vedere margini di sviluppo delle commesse nel breve periodo. Noi abbiamo di nuovo ripetuto l'importanza degli ammortizzatori sociali per i lavoratori che rischiano il posto».
Non c'è comunque niente di definitivo. Le parti torneranno a sedersi intorno a un tavolo mercoledì 11 novembre, nell'occasione la vertenza avrà probabilmente contorni più chiari, soprattutto per il futuro di questi lavoratori. Questa non è la prima procedura di mobilità aperta in tempi recenti dalla ditta che produce scarpe per bambini (circa 300.000 paia all’anno, in vendita nell’outlet a gestione diretta di Pieve, che si trova di fianco allo stabilimento, e in oltre un migliaio di negozi sparsi tra Italia, Germania, Russia e Francia): nel 2013 furono licenziati 22 addetti, altri 4 hanno deciso di lasciare l’impiego su base volontaria nel luglio scorso. Ora a rischio ci sono ulteriori 12 posti di lavoro.
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