Il dolore
Niente profughi a Bizzarrino «L’edificio è troppo isolato»
Il sindaco Vanni: ristrutturazione in corso, ma questo non ha pesato sulla scelta Adesso riparte la ricerca di un terzo centro di accoglienza cittadino
MONSUMMANO. L'edificio privato di via Rubattorno, nella frazione di Bizzarrino, resterà vuoto. O perlomeno non accoglierà i sei profughi di diversa provenienza lì destinati dalla prefettura. Quella decisione, resa nota a giugno, aveva sollevato la protesta di un'intera comunità (andata in scena in un'infuocata assemblea pubblica con oltre 200 persone presenti). Quello stabile piuttosto malconcio – si scopre ora – non è adatto ad ospitare il piccolo gruppo di migranti. Ma non per ragioni che riguardano la sua “abitabilità” in condizioni di sicurezza.
«I lavori che dovevano essere realizzati dal proprietario non sono ancora conclusi - spiega il sindaco Rinaldo Vanni - ma non è per questo che l'edificio è stato accantonato nel progetto di accoglienza. Le rimostranze dei residenti di Bizzarrino avevano e hanno un loro fondamento: in effetti quello stabile si trova in un luogo isolato, in aperta campagna, un luogo piuttosto lontano dai servizi che possono rendersi necessari, come farmacia, studi medici, uffici postali e così via. In sostanza, è la sua collocazione che non riteniamo idonea per lo scopo.
«Se fossimo stati noi come Comune a gestire tutto il procedimento – continua Vanni – non sarebbe stata la nostra scelta. Detto questo, ribadisco che non condivido la protesta che ne è scaturita, perché chiusa a qualsiasi forma di dialogo di fronte all'emergenza, visto che esprime un no a priori all'arrivo di queste persone sul territorio».
A farsi portavoce del malcontento popolare era stato il comitato Difendi Monsummano, nato con una raccolta di firme proprio per incalzare l'amministrazione sulle condizioni del “fabbricato abusivo che il Comune vuole adibire a centro di accoglienza per immigrati, che fino ad oggi non ha acquisito il certificato di abitabilità”.
Ora tocca alla cooperativa sociale Arkè di Pistoia, che si occupa della gestione e della permanenza dei migranti a Monsummano, di trovare una nuova sistemazione che in qualche modo plachi le polemiche. Riprende Vanni: «L'associazione sta cercando un'altra ubicazione sul territorio, e non è detto che sia a Bizzarrino oppure a Cintolese. Nei prossimi giorni dovrebbero comunicarci quale sarà lo spazio individuato, che ancora noi non conosciamo».
Pare di capire che il terzo centro di accoglienza cittadino (dopo quelli di via Colzi con otto profughi, e via Curtatone e Montanara con sei) possa ricadere entro i confini del capoluogo, tra Grotta Parlanti e Vergine dei Pini, con le frazioni periferiche sollevate così da questa incombenza. Anche per questo, sottolinea il sindaco, “è una questione di giorni”.
Luca Signorini
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