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«Lavori sul Pescia troppo invasivi»

«Lavori sul Pescia troppo invasivi»

Legge alla mano, pescatore contesta l’opera del Consorzio Basso Valdarno

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PESCIA. I lavori di livellamento del torrente Pescia nela zona di Pescia Morta, da parte del Consorzio di bonifica 4 Basso Valdarno, vengono duramente contestati da Massimo Magrini di Chiesina Uzzanese, che scrive una lettera molto dettagliata e puntigliosa, con tanto di riferimenti normativi, secondo i quali dovrebbero essere rispettate una serie di prescrizioni sulla salvaguardia della fauna ittica. «Sicuramente la realizzazione di tali opere è stata necessaria per la difesa del territorio e per la salvaguardia dell'incolumità pubblica - scrive Magrini - ma da semplice cittadino in primis e da pescatore poi, mi chiedo: quali misure sono state prese per la salvaguardia della fauna ittica ?» La legge regionale, informa il cittadino pescatore, prevede che interventi che comportino l'interruzione o l'asciutta, anche parziale del corpo idrico, con il rilascio dell'autorizzazione, prescrivono obblighi per la ricostruzione della fauna ittica. In particolare, secondo la legge dovrebbe essere prevista «la costruzione di strutture idonee a consentire la risalita ed il libero spostamento delle specie ittiche». E ancora: «Nel caso in cui la realizzazione delle strutture di risalita sia tecnicamente impossibile, i soggetti interessati corrispondono annualmente alla Provincia competente per territorio una somma pari al costo del ripopolamento ittico del corso d'acqua». Insomma, se queste opere per la risalita dei pesci sono impossibili, il Consorzio dovrebbe risarcire la Provincia. «Tutto questo - fa notare Magrini - non mi pare che sia stato preso in considerazione. E non finisce qui: «Gli interventi di risagomatura dell'alveo e di smassamento di accumuli ghiaiosi e sedimenti, compatibilmente con le esigenze di sicurezza idraulica, sono da evitarsi interventi di eccessiva omogeneizzazione dell'ambiente fluviale, favorendo il mantenimento di un letto fluviale diversificato con alternanza di zone a diversa profondità ( buche e raschi) ed anse in grado di ospitare biodiversità ed i diversi stadi del ciclo biologico della fauna ittica».

«È inutile - conclude Magrini - che la provincia di Pistoia abbia imposto nel torrente Pescia di Pescia un fermo pesca di tre anni per tutelare la riproduzione e l'incremento della popolazione di tre specie ittiche come Anguilla, Luccio e Tinca, se poi si eseguono delle opere così invasive».

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