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Croci nere sulla parrocchia «È un atto intimidatorio»

Croci nere sulla parrocchia «È un atto intimidatorio»

La denuncia di don Raffaello che interpreta lo sfregio come una minaccia per la decisione di accogliere profughi a San Quirico. Ma Franceschi lo attacca

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PESCIA. Due croci nere ai lati della porta della casa parrocchiale “Squilloni”, a San Quirico. Nella notte tra lunedì e martedì scorso qualcuno ha pensato bene di imbrattare i muri dell’edificio, che a giorni dovrebbe accogliere un gruppo di profughi. La notizia, annunciata dal parroco don Raffaello Giusti, non aveva mancato di suscitare polemiche e discussioni nella popolazione, tanto che lo stesso sarcerdote aveva ritenuto di dovere scrivere una lettera invitando a tenere un atteggiamento “cristiano”, di apertura e accoglienza verso chi si trova in uno stato di necessità e abbandonare ogni pregiudizio nei confronti di chi non si conosce. Ma a poco o nulla è valso l'appello di don Giusti, che al momento non ha ritenuto di dover sporgere denuncia, ma che ha sottolineato, comunque, la ferma volontà di mantenere quelle croci sul muro a memoria dell'incività di chi ha commesso quel gesto. «Fino a quando io sarò a San Quirico quelle croci rimarranno – ha dichiarato il parroco – così che tutti vedano. Io capisco che si possa essere non d'accordo con una decisione, ma questa è una chiara minaccia e un tentativo di intimidazione che non può trovare in nessun modo giustificazione».

A difesa dei residenti di San Quirico che sono contrari ad accogliere i profughi, si schiera, invece, il consigliere d'opposizione Oliviero Franceschi.

«Sul territorio di Pescia le decisioni le prendono il sindaco e il prefetto – fa sapere con una nota – non ci sono preti che tengano. La decisione della curia di Lucca di inviare a San Quirico una parte dei profughi, non ci trova minimamente d’accordo. Anzi,sul nostro territorio vi e un accordo con il sindaco e l'autorita prefettizia a garanzia di un equilibrio che non puo essere stravolto neppure dalla benevole decisione della Curia di Lucca di scaricare sul territori comunale di Pescia la sua “buona azione”. Se Don Giusti o chi con lui vogliono dare dimostrazione di accoglienza, lo facciano confrontandosi con le istituzioni e con i cittadini, non facciano diventare una ripicca il loro senso umanitario. Qui si parla di ordine pubblico e di equilibri sul territorio dovuti anche a un preciso calcolo della disponibilità di forza pubblica e di assistenza ai cittadini. Credo che questi prelati debbano valutare attentamente la decisione che intendono prendere per non creare situazioni calde in un periodo e in una zona già in fermento per le decisioni in essere. Solleveremo la questione nel prossimo consiglio comunale, certi che a quella data avremo rassicurazione sulla corretta gestione del problema da parte degli organi competenti. Su questa questione nessun dilettantismo o improvvisazione».

Maria Salerno

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