Sicurezza
Profughi, parroco contro chi protesta «La Valleriana è terra di accoglienza»
Don Raffaello Giusti difende la decisione di ospitare una quindicina di persone a San Quirico «Si dice che la popolazione non è stata informata ma alla riunione in parrocchia non è venuto nessuno»
PESCIA. «La parrocchia valuta i fenomeni sociali e storici non con le lenti dei partiti di destra o di sinistra, ma alla base del vangelo, il quale insegna che esiste un popolo solo, l'umanità, e che tutti siamo figli di Dio e quindi fratelli. Chi non è su questa lunghezza d'onda è fuori dai binari della fede cristiana».
Così Don Raffaello Giusti, parroco di sei delle dieci comunità della Valleriana, replica a quanti nella piccola frazione di San Quirico hanno minacciato di alzare le barricate qualora, dopo Pescia, Vellano e Pontito, i profughi dovessero arrivare anche a San Quirico.
Sebbene non sia ancora chiaro quando (per via di alcune incombenze burocratiche ancora in via di definizione) l'arrivo di una quindicina di profughi a San Quirico è ormai notizia certa.
Saranno ospitati nella Casa Squilloni, in piazza Mazzini e li gestirà la cooperativa Arkè, la stessa che si occupa già degli ospiti di Vellano e Pontito.
La notizia, diffusa nei giorni scorsi, non ha mancato di suscitare qualche malumore. C'è chi ha gridato allo scandalo di aiutare lo straniero piuttosto di quanti nella comunità versano in condizione di disagio, c'è chi ha paventato i rischi che corrono i ragazzi ad entrare in relazione con gli stranieri, c'è chi ha intravisto addirittura nell'accoglimento della richiesta del vescovo, che con una lettera del 10 agosto scorso chiese a tutte le parrocchie di dare ospitalità ai profughi, una “strategia” per ripopolare la montagna.
«Nulla è più lontano della realtà – ha spiegato Don Raffaello – i profughi non mirano a ripopolare la montagna, non vogliono restare neanche in Italia, si tratta di una situazione di emergenza e come tale va vissuta. Questo genere di immigrazione è destinata a durare per decenni, ignorare questa realtà vuol dire vivere fuori dal mondo, fomentare l'odio razziale non è cristiano e stupisce l'atteggiamento di chi da un lato invoca processioni e feste alla Madonna e poi diffonde il panico nella comunità evocando pericoli inesistenti. La Valleriana è sempre stata rinomata per la sua accoglienza. La parrocchia non si stanca di fare il bene, anche se viene contrastata. Non deve rispondere a nessuno se non al Signore. I sobillatori se ne facciano una ragione».
Il risentimento della popolazione deriva in parte dal fatto che a dire di molti sarebbe mancata l'informazione.
Sarebbe stato più opportuno, infatti, fare una riunione, così come è avvenuto in altri territori, per informare i residenti.
«La parrocchia avrebbe parlato volentieri della questione profughi, ma non lo ha fatto per due motivi – ha sottolineato Don Raffaello – alla riunione per la festa di S. Quirico, occasione per prlarne, non venne nessuno (c'era soltanto una persona!) e di solito chi reclama le riunioni parrocchiali, non è presente quando ci sono».
Ad ogni modo, tutte le famiglie adesso sono state informate. Lo stesso don Raffaello ha provveduto, infatti, a spedire una lettera nella quale annuncia l'imminente arrivo dei profughi e lancia la proposta di “un pranzo o una cena di benvenuto” per ascoltare le loro storie, condividere le loro angosce essere presenza che rende meno amara la loro vita.
«I giudizi su di loro – si legge nella lettera del parroco – senza prima conoscerli, sono insensati».
E chissà se ora, con questi chiarimenti forniti dal parroco in persona, la polemica si chiuderà qui. E, piuttosto, se qualcuno dei parrocchiani raccoglierà l’appello per invitare i profughi almeno a una cena di benvenuto.
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