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IL RICORDO DEi conoscenti DELLA VITTIMA

Il volo, lo sci e la montagna le passioni dell’imprenditore

di Luca Tronchetti
Il volo, lo sci e la montagna le passioni dell’imprenditore

LUCCA. Il deltaplano a motore era la grande passione della sua vita.Assieme ai due nipoti, un maschio e una femmina, che erano la luce dei suoi occhi. Volava da 35 anni Gian Piero Sargenti, che...

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LUCCA. Il deltaplano a motore era la grande passione della sua vita.Assieme ai due nipoti, un maschio e una femmina, che erano la luce dei suoi occhi. Volava da 35 anni Gian Piero Sargenti, che avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 8 dicembre, imprenditore lucchese in pensione che sino al 2006 abitava in via S. Croce, nel centro storico di Lucca, e dall’anno successivo si era trasferito a Marliana assieme alla moglie Luisa ex dipendente della Cof di Guamo chiusa nel 2005. Con gli amici Angelo Casentini, ex funzionario del comune di Lucca, residente a Tempagnano e Roberto Chifenti, ex docente di ingegneria ora in pensione che abita ad Antraccoli nel 1980 era diventato socio del Delta Condor di Massarosa e aveva iniziato a volare con il deltaplano a motore. Un’esperienza, quella del volo sportivo, a cui non sapeva e non voleva rinunciare. E che aveva ripreso con entusiasmo dopo aver lasciato le redini della sua azienda - la Linea Arredo srl, leader nel settore dell’arredamento per uffici e aziende con sede a S. Margherita dopo che per anni era rimasta in via Vittorio Emanuele dentro le Mura urbane - al figlio Stefano. «Sabato scorso - racconta l’amico Angelo Casentini - l’ho sentito al telefono. Era al settimo cielo. Aveva fatto la revisione del velivolo e adesso poteva tornare a librarsi nei cieli. Era una persona attenta, prudente e molto esperta che curava con precisione maniacale il mezzo. Non avrebbe mai rischiato di salire su un deltaplano a motore senza un’adeguata messa a punto. Da tempo aveva trovato hangar più comodi e spaziosi per il suo veivolo a San Miniato. Quandi voli insieme a Lucca, Massarosa e Viareggio. Una persona davvero speciale».

Il miracolato. Roberto Chifenti, l’altro grande amico di Sargenti, è all’Elba nella barca di un conoscente. Lo raggiungiamo al telefono non senza difficoltà. «Non ci posso credere. - dice trattenendo le lacrime - È morto nella stessa pista del club Tuscany Flight dove io il 23 maggio di cinque anni fa con un deltaplano a motore identico mi sono salvato miracolosamente. Io avevo iniziato da poco la manovra di decollo, ma il motore non funzionava in modo perfetto e non sono riuscito ad alzarmi in volo. Il mezzo ha raggiunto un’altezza di pochi metri e dopo è precipitato schiantandosi tra la vegetazione evitando i cavi elettrici. Me la sono cavata con un’ematoma ad una gamba e alcune escoriazioni riuscendo a saltare fuori prima che il motore prendesse fuoco. Gian Piero invece non ce l’ha fatta, forse si è sentito male. E pensare che sarei dovuto andare con lui ad aiutarlo a tirar fuori dall’hangar il velivolo. Mi aveva chiamato tre giorni fa, ma avevo già preso un impegno. Quanti ricordi insieme: dall’esame per il brevetto per gli utraleggeri al campo che ci concesse un contadino di Lammari per allenarci alla guida sino ai voli a Fucecchio e San Miniato.

Sportivo vero. Il volo era il grande amore di Sargenti, ma non disdegnava gli altri sport. Sciatore e socio per un paio d’anni del club La Focolaccia, amante delle passeggiate in montagna e sponsor con la sua azienda negli anni Settanta della società ciclistica Cei di Monte S. Quirico. Nel 2010 il tentativo, fallito, di prendere il brevetto di volo a vela senza motore all’aeroclub di Tassignano. Due anni di lezioni, cinque-sei ore di volo e poi la decisione di lasciar perdere. L’età e i riflessi non erano più quelli di un tempo.

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