Sicurezza
Copaim, dopo il no di Mps salta il concordato in bianco
La società, che ha sede a Grosseto e uno stabilimento anche a Massa Cozzile costretta a rivedere i suoi piani per il rilancio (che comunque va avanti)
MASSA COZZILE. La doccia fredda è arrivata due giorni fa. La Copaim non potrà chiedere il concordato in bianco. Perché il piano industriale che la società grossetana, che ha anche un’azienda a Massa Cozzile, non è stato accettato dal suo maggior creditore: il Monte dei Paschi di Siena. Che pesa per quasi il 50% con quasi 18 milioni di euro di crediti da riscuotere. Una doccia fredda che il cda della Copaim sta cercando di stemperare un po’. Ma l’unica alternativa che è rimasta alla società per portare avanti quel piano di rilancio che era legato proprio alla presentazione del concordato in bianco, è un altro articolo del codice fallimentare che ha soltanto un aggettivo di differenza: il concordato preventivo.
La differenza c’è ed è tanta: con il primo la società avrebbe garantito il pagamento del 100% dei propri debiti nei confronti dei creditori, istituti bancari compresi, ma in un tempo più lungo rispetto al preventivo. «Ma in questo modo – spiega il presidente del cda Maurizio Romiti – i creditori prenderanno meno di quello che devono riscuotere. E questo varrà per tutti, sia per gli istituti di credito che per i piccoli fornitori che avevamo cercato di garantire in ogni modo».
Soprattutto ora che almeno tre nuovi imprenditori, italiani e stranieri e del settore, avevano dato la propria disponibilità a entrare in Copaim. Era questo uno dei tasselli del piano industriale presentato alle banche, oltre alla ricapitalizzazione da parte dei soci per una cifra di circa 5 milioni di euro. «Il piano presentato prevedeva la continuità dell’attività, soprattutto per garantire i livelli occupazionali – spiega ancora Romiti – ci sarebbe voluto più tempo per ripianare i debiti che abbiamo, certo. Ma sarebbero stati pagati fino all’ultimo centesimo. Così diventa tutto più complicato».
Mps infatti, vanta un credito di circa 18 milioni di euro. Il 50% del totale. «Se la banca non appoggia la nostra richiesta di concordato in bianco – spiega ancora il presidente di Copaim – saremo costretti a ricorrere a quello preventivo, che complica parecchio le cose». Fino a un mese fa i vertici della società hanno lavorato per aggiustare il piano industriale presentato a febbraio, recependo e inserendo anche le osservazioni che avevano ricevuto proprio da parte degli istituti di credito. Il Monte dei Paschi non ha certo presentato istanza di fallimento. Ma il principio sul quale si basa la non adesione al concordato in bianco è proprio quello del diritto fallimentare: vendere gli immobili della società, dopo aver appunto dichiarato fallimento.
Ma come sono messi i conti della Copaim? I dati del bilancio 2013 parlano di una situazione sotto controllo: I ricavi ammontano a 25,8 milioni di euro, la perdita di esercizio è di 7,2 milioni di euro, dei quali 2,5 milioni per ammortamenti e 4,1 milioni per svalutazioni e accantonamenti. Conti ai quali vanno aggiunti quelli rilevati a fine 2014: il fatturato è praticamente uguale a quello dell'anno precedente mentre le perdite sono diminuite. E poi c'è il patrimonio immobiliare, valutato in circa 28,1 milioni di euro, mentre l'indebitamento netto verso il sistema bancario ammonta a 29,2 milioni. Numeri che raccontano una realtà che sta cercando di sconfiggere la crisi cominciata nel 2010.
Ora la Copaim presenterà richiesta di concordato preventivo entro una quindicina di giorni. A fine mese, poi, sarà convocato un nuovo cda nel quale saranno decisi i prossimi passi per mantenere l’attività dell’azienda e garantirne 200 posti di lavori.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
