Attenzione
Edificio senza abitabilità, slitta l’arrivo dei profughi a Monsummano
Mentre in Regione si annuncia un settembre con numeri in ulteriore crescita in via Rubattorno non sono stati ancora eseguiti i lavori di adeguamento
MONSUMMANO. Riunione in Regione sull’emergenza profughi. Un caso che interessa da vicino il nostro territorio, dove tra Marliana, Pescia (a Vellano con la Chiusura dell’hotel dei Fiori), Montecatini e Monsummano i profughi ospitati sono diverse decine.
Un’emergenza che, è stato detto nell’incontro, nell’incontro, secondo le previsioni a settembre potrebbe diventare ancora più grave, dal momento che si prevede un incremento degli arrivi. Nella stessa riunione si sono anche affrontati i nodi della collocazione abitativa (con la tendenza a scegliere strutture per piccoli nuclei di persone) e della possibilità di impiegare i migranti in attività socialmente utili. Presente alla riunione, tra gli altri, Rinaldo Vanni, sindaco di Monsummano dove già 8 profughi sono ospitati in via Colzi, e altri 6 sono previsti, tra le polemiche (vedi riquadro) a Bizzarrino.
Un arrivo quest’ultimo, destinato a slittare nel tempo: secondo le attese, dovevano arrivare a luglio: ma fino ad oggi la prefettura di Pistoia non ha dato alcuna comunicazione.
«Non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni e informazioni sulla questione, quindi l'arrivo di queste persone non dovrebbe essere così imminente (anche se la prefettura è solita avvertire della destinazione nello spazio di qualche ora, ndr)», afferma il sindaco Rinaldo Vanni. Prima o poi, però, arriveranno.
Della gestione e permanenza dei profughi si occuperà la cooperativa pistoiese Arkè, duramente attaccata (insieme all'amministrazione comunale) durante un'infuocata assemblea pubblica che si è svolta a fine giugno con la partecipazione di circa 200 cittadini, inferociti per le modalità utilizzate nell'accoglienza e nella permanenza dei migranti («ci è stata imposta la solidarietà, come un diktat», era il refrain). Cittadini che, a distanza di qualche settimana dall'incontro (a metà luglio), avevano anche iniziato a diffondere una petizione popolare “per dire no” all'arrivo dei profughi sul territorio.
«Oggi non possiamo riceverli perché non sussistono le condizioni di abitabilità dell'immobile individuato – spiega Vanni – quindi lì non ci possono alloggiare né i profughi né qualsiasi altra persona. Subito dopo l'assemblea di un mese fa i tecnici comunali erano stati incaricati di svolgere sopralluoghi e verifiche sullo stabile, proprio per certificare la sua conformità alla legge e alle norme per la tutela della sicurezza. Il responso è stato chiaramente negativo: quindi abbiamo comunicato al proprietario di realizzare i necessari interventi. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto l'autodichiarazione di abitabilità che deve essere presentata in municipio. Quindi questo immobile non è tuttora agibile e non può accogliere alcun essere umano». È per questo motivo che l'abitazione di via Rubattorno è ancora vuota di migranti e non disponibile nel programma di accoglienza.
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