Trasporti
«Non c’è alcun tesoro da spartire»
Replica alle accuse del titolare dell’hotel dei Fiori sul caso profughi
PESCIA. Il presidente del Cda del San Domenico replica alle accuse del gestore dell'Hotel dei Fiori, Roberto Parenti, che qualche giorno fa aveva dichiarato in un'intervista al nostro giornale che l'ostracismo nei suoi confronti, durato oltre un anno, da parte dell'amministrazione comunale fosse imputabile alla volontà della stessa di trasferire i profughi al San Domenico per poter risollevare con gli introiti che ne sarebbero derivati le deficitarie casse dell'ente.
«Non servono molti calcoli – è la replica del presidente del San Domenico Nicola Romagnani – per capire che quella non è la verità: Parenti se ne prenderà la responsabilità, perché ci siamo stufati di essere trattati con questa colpevole negligenza. La verità si ristabilisce facilmente con le cifre (e anche con le querele, se serve)».
Secondo Romagnani al San Domenico sarebbero andati un massimo di 26 profughi. «Un massimo – sottolinea il presidente del Cda – vuol dire che alcuni giorni ve ne sarebbero potuti essere, dico a caso, 12 o 21. I profughi sarebbero stati accolti fino al 31 dicembre 2015, a partire dal primo aprile 2015: 9 mesi esatti (posso produrre documenti a riprova, se servono). La retta giornaliera che la cooperativa che aveva in carico i profughi avrebbe pagato al San Domenico, questo forse sfugge a Parenti, comprendeva solo la quota (chiamiamola così) “alberghiera”: al massimo 15 euro al giorno a persona (vitto, alloggio, beni di prima necessità, servizio di pulizia delle sole zone comuni). Il conto non è difficile: fa un totale (fatturato) di 107.200 euro. Totali e al massimo. Non 90.000 euro al mese, bensì meno di 12.000. Il margine che ne avremmo ricavato era, secondo le stime più ottimistiche, pari al 10 per cento scarso, che fa una cifra irrisoria, di poco superiore ai 10.000 euro (sempre in totale)».
Ecco perché, spiega Romagnani si è scelto di non procedere: «Perché non era economicamente vantaggiosa (le stime più prudenziali davano addirittura una perdita di circa 1.800 euro al mese). Quindi: nulla. Dire che sarebbe stato un vantaggio economico per il San Domenico è falso, conti alla mano. Vero è solo che i conti li abbiamo fatti prima di procedere e che avremmo volentieri accolto i profughi e tentato un esperimento sociale di integrazione, se solo la marginalità fosse stata più “confortevole” (si capisce bene che 1.200 euro di imprevisti mensili si fa presto a temerli, con conseguente rovina della fattibilità economica dell'operazione). Rivendico la bontà dell'idea e lo sforzo fatto per cercare fino in fondo di capire come fare anche noi la nostra parte. La cosa non è andata in porto e tanto basta a dimostrare che non c'era nessun tesoro da spartire».
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