La protesta
«L’hotel dei Fiori sotto attacco»
Il gestore dell’albergo parla di campagna denigratoria e annuncia querele. Dal 2 agosto via i profughi
PESCIA. Da più di un anno è oggetto di attacchi e pesanti accuse sulla gestione dell'accoglienza dei profughi ospiti all'hotel dei Fiori. Ma Roberto Parenti, che dell'hotel è il gestore, e che dall'aprile del 2014, per un accordo sottoscritto con la prefettura, ha ospitato a ondate diverse decine di richiedenti asilo, non si è mai difeso, né ha mai replicato. Né all'amministrazione comunale, né ai movimenti politici, né a tutti coloro che a vario titolo gli hanno imputato gravi responsabilità su quanto accadeva all'interno della struttura.
Ma persino la proverbiale pazienza del ragno si esaurisce, così quella di Parenti, che al Tirreno ha deciso di raccontare lo stillicidio di cui ritiene di esser stato vittima da quando ha scelto di far fronte all'emergenza profughi. A cominciare dall'ispezione fatta dal comando provinciale dei vigili del fuoco il primo dell'anno, in seguito alla quale sono state rilevate inefficienze strutturali che hanno fatto classificare l'immobile come non sicuro.
«Eppure – dice Parenti – a distanza di 8 mesi non è mai arrivata nessuna prescrizione né da parte del Comune, né da parte dei vigili del fuoco. L'albergo non ha cambiato nulla da allora, a parte il trasferimento di alcune bombole all'esterno». Parenti contesta le modalità con cui il sopralluogo è stato effettuato: «Si sono limitati a farmi firmare un verbale, quando l'accertamento è avvenuto in mia assenza e senza che mi abbiano rivolto alcuna domanda. L'impianto antincendio, solo per citare un esempio, c'è, ma non mi hanno domandato da dove si attivava». Per queste ragioni il gestore dell'hotel ha presentato una querela.
Intanto, la settimana scorsa, la prefettura ha fatto un ulteriore sopralluogo dal quale non sono emerse criticità di alcun genere e tutto è stato ritenuto regolare. Come si spiega? Secondo Parenti la volontà dell'amministrazione era chiara: «Trasferire gli immigrati al San Domenico, 90.000 euro al mese avrebbero sicuramente risollevato le casse dell'ente. Solo così si spiega la campagna denigratoria nei miei confronti».
«Sono stato accusato di avere speculato sulla situazione – prosegue Parenti – quando in realtà in un anno ci ho rimesso almeno 150.000 euro, senza considerare le entrate a cui ho rinunciato derivanti da alcuni gruppi di turisti che avrei potuto alloggiare. La prefettura non mi paga da otto mesi, eppure continuiamo a somministrare ogni giorno pasti abbondanti, che possono essere documentati attraverso le fotografie che chiedo al cuoco di scattare quotidianamente. Compriamo i medicinali a credito ed eroghiamo tutti i servizi previsti dalle leggi in materia di accoglienza».
Dal 2 agosto, però, Parenti ha deciso che non si occuperà più di gestire i profughi: «Ho chiesto al consorzio Coeso, che ha vinto il bando per la gestione dei richiedenti asilo di prenderli in carico e mi ha garantito che così sarà. Ciò non toglie che ho avuto un danno di immagine in seguito a questa storia e i responsabili ne risponderanno nelle sedi opportune».
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