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«La ragazza era consenziente non fu violenza di gruppo»

«La ragazza era consenziente non fu violenza di gruppo»

MONTECATINI. Una vicenda “incresciosa” e “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile”. Lo scrive la Corte d'Appello di Firenze, motivando l’assoluzione dei sei imputati (tra i...

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MONTECATINI. Una vicenda “incresciosa” e “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile”. Lo scrive la Corte d'Appello di Firenze, motivando l’assoluzione dei sei imputati (tra i quali quattro valdinievolini) che erano stati condannati in primo grado a 4 anni e mezzo di reclusione con l'accusa di aver violentato in gruppo una ragazza, nel 2008 a Firenze, ma che lo scorso marzo sono stati assolti con formula piena, perché il fatto non sussiste. Nelle sue motivazioni, depositate ieri, la Corte d’appello spiega che, con la denuncia, la ragazza voleva “rimuovere” quello che riteneva essere stato un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”.

Il rapporto avvenne in un’auto parcheggiata nelle vicinanze della Fortezza da Basso, dopo una serata passata a una festa. Gli imputati avevano fra i 20 e i 25 anni, la ragazza ne aveva 23. In primo grado, il gruppo venne condannato per aver abusato delle condizioni di inferiorità psichica e fisica della ragazza, che sarebbe stata ubriaca. Per i giudici d'appello, invece, il comportamento della ragazza fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa”. Secondo i giudici, “molte sono le contraddizioni” nel suo racconto. Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono inoltre che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, ma che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta in balia del gruppo”.

«Una motivazione densa di giudizi morali» stigmatizza l’avvocato Lisa Parrini, legale della ragazza, facendo riferimento anche alla definizione “vita non lineare” data dai giudici riferendosi alla ragazza, solo perché, spiega la legale “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale».

"Siamo indignate ed esterrefatte – hanno dichiarato invece le parlamentari toscane di Sel Marisa Nicchi e Alessia Petraglia – ad essere giudicata stata la vita di una persona e non il reato commesso».

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