Sicurezza
Il burattino si fa moderno per una favola in chiave 2.0
Alla scoperta dell’allestimento realizzato a Firenze che consente di scoprire i personaggi rivisitati in chiave attuale
FIRENZE. “C’era una volta un pezzo di legno”. Ti lascia a bocca aperta e mette in tasca un’emozione che non ti aspetti la storia del Pinocchio 2.0, la prima tappa del roadshow che porterà in giro per l’Italia la versione aggiornata del parco di Collodi che verrà realizzata entro il 2020. Per averne un’idea basta venire a Firenze, dove in largo Annigoni è allestita la scatola magica che, nelle prossime settimane, dopo Firenze girerà l’Italia per far conoscere il progetto. Il cartone filmato che irrompe sulla scena nel parallelepipedo – aperto da ieri alle visite – dura pochi minuti, ma l’effetto Disney è assicurato. Niente di tradizionale però. Spazzata via in un batter d’occhio la versione originale del Carlo Lorenzini che fu. Il Pinocchio del Terzo Millennio si presenta con i jeans arrotolati sul polpaccio e lo sguardo da bulletto di provincia che pensa già a come farla franca.
Il video formato cinema sparato tra musiche rombanti sulle tre pareti dello stanzone non lascia scampo. Prima arriva il bosco, ma pochi secondi e una macchina di legno che ticchetta come un orologio d’altri tempi viene sparata nello spazio siderale. Cade la neve. L’effetto è reale. Te la ritrovi sulle mani, sulle braccia. Poi un ascensore cade a tutta velocità verso il basso e ti lascia con il fiato sospeso. Un altro espediente che introduce alla carrellata dei personaggi che saranno nel Grande Parco Edutainment di Collodi.
La Fata Turchina occhieggia con le ali tatuate sul dorso. Ha il corpo magrolino, stilizzato. Pare un personaggio tirato fuori dalla saga delle Winx. Il burattinaio Mangiafoco rimane spaventoso con il suo occhio bieco e la bocca spalancata piena di denti, ma calza degli zoccoletti un po’ effemminati che lo sdrammatizzano. Il Grillo Parlante monta in testa al cappellaccio di Mangiafoco. Gli spuntano le ali a forma di pannelli fotovoltaici. Come illuminato sulla via di Collodi dall’energia del futuro. Il Gatto è una botte di vino. Fino a Geppetto, il babbo di Pinocchio, che non ha l’aria del disgraziato Nino Manfredi del film di Comencini. Non ha neppure bisogno di tenere in mano il metro, lui è il falegname dei tempi moderni e il metro ce l’ha tatuato direttamente sul braccio.
Ma il pescecane rimane il pescecane, nuota tenebroso nel mare virtuale delle tre pareti stile cinema e tutta a un tratto spalanca le fauci muovendo incontro al visitatore atterrito. Il filmato è un gran teatro. Il sipario che si chiude accompagna ad un piccolo market con tazze, magliette e cartoline del Pinocchio 2.0. E il nuovo parco di Collodi è servito. Almeno virtualmente. Ora si aspetta quello vero, entro il 2020.
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