La manifestazione
Morte sull’A11, Ponte Buggianese rivive un incubo
Paese in lutto per Samuele Teglia, 34 anni. Originario di Vione (dove il padre fa il barbiere), si era trasferito a Montecatini
PONTE BUGGIANESE. Il destino, si sa, ha sempre disegni imperscrutabili, disegni che, a volte, sono anche inaccettabili. E di certo è inaccettabile quanto accaduto poco dopo la scorsa mezzanotte, su un tratto di autostrada – tra Capannori e Altopascio – in quel momento anche abbastanza tranquillo. Qui il maledetto destino si è materializzato sotto forma di una Ford Focus, che ha travolto la Fiat 500 su cui viaggiava Samuele Teglia, 34 anni, uccidendolo praticamente sul colpo. La dinamica è apparsa subito abbastanza chiara, e l’alcol pare aver giocato un ruolo importante in quel che è accaduto: il guidatore della Focus, un 50enne di Genova uscito praticamente illeso dall’incidente (per lui una settimana di prognosi) è risultato avere un livello di alcol nel sangue 3 volte oltre il limite di legge.
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Istintivamente la mattina successiva il pensiero è corso a un altro tragico incidente, dove un’altra giovane vita innocente era stata spezzata da una persona che si era messa al volante sotto l’effetto dell’alcol. L’incidente che lo scorso ottobre era costato la vita al diciassettenne Massimo Massimi, e che aveva gettato nello sgomento tutta la Valdinievole, e in particolare la comunità di Ponte Buggianese dove Massimi viveva con la sua famiglia. Ed eccolo lì il tragico segno del destino: anche Samuele Teglia era un figlio di quella comunità pontigiana che, a pochi mesi di distanza, si ritrova a vivere un altro incubo. Samuele, figlio unico, da alcuni anni viveva nella zona sud di Montecatini, dove si era trasferito assieme ai suoi genitori Ascanio e Alda. Ma a Ponte erano le radici sue e della sua famiglia. Già di per sé Ponte Buggianese è una piccola realtà dove tutti conoscono tutti, figuriamoci in una frazione come Vione, la località di origine della famiglia Teglia e dove il babbo Ascanio ha tuttora la sua bottega di barbiere. E anche se la famiglia si era trasferita, la notizia di questa morte si è diffusa in un lampo.
Una notizia che ha fatto – complici anche i social – il giro d’Italia. Samuele aveva tanti amici in ogni angolo dello stivale, grazie anche alle sue attività di modello e consulente d’immagine. Samuele era anche riuscito in un’impresa non da tutti: realizzare i suoi sogni di bambino. Grande appassionato della cantante Cristina D’Avena, aveva dato vita al fan club, aveva animato i raduni a lei dedicati fino ad arrivare al top dei desideri, diventarne collaboratore artistico. E proprio la cantante, ieri mattina, ha ricordato l’amico, con un saluto su Fb carico di affetto e dolore, e con una foto che li ritrae assieme.
Tra le prime e più toccanti testimonianze anche quella di chi aveva attraversato l’incubo oggi vissuto dai genitori di Samuele, Massimiliano Massimi, il comandante della stazione dei carabinieri di Pescia e, soprattutto, il papà di Massimo (e che nel nome del figlio sta conducendo una battaglia per l’istituzione del reato di omicidio stradale): «Ennesima vittima dell’irresponsabilità altrui, del non rispetto delle regole, dell’assoluto menefreghismo della vita degli altri – ha scritto sulla sua pagina Fb – ancora una vittima innocente dell’egoismo di una persona che non ha alcun rispetto della vita degli altri. Questo è il tipico caso di omicidio stradale. Qualcuno in questi giorni mi ha chiesto il perché continuo a battermi per l’introduzione di questo reato e questa è la risposta. Non si può uccidere una persona, rovinare per sempre la vita dei familiari perché un soggetto che ha in corpo tre volte il minimo consentito di alcool ha voluto soddisfare il suo egoismo. Questo soggetto deve essere punito esemplarmente e la patente non deve avere più a vita. Il mio cordoglio ai genitori e parenti di questo ragazzo».
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